13.03.2024 News

Gaza: gli aiuti dal cielo e dalle rotte marittime non sono un'alternativa agli aiuti via terra

25 ONG chiedono ai governi di dare priorità al cessate il fuoco e agli aiuti umanitari via terra mentre aumentano le morti per malnutrizione e malattie

Le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani presenti sul campo nella Striscia di Gaza hanno ribadito, fin dall'inizio di questa escalation, che l'unico modo per soddisfare i bisogni umanitari è garantire un cessate il fuoco immediato e permanente, e assicurare un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli attraverso tutti i valichi di terra. Gli Stati non possono nascondersi dietro il lancio degli aiuti aerei e gli sforzi per aprire un corridoio marittimo creando l'illusione di fare abbastanza per sostenere i bisogni di Gaza: la loro principale responsabilità dev’essere impedire il verificarsi di crimini atroci e di esercitare un'efficace pressione politica per porre fine ai bombardamenti incessanti e alle restrizioni che impediscono la consegna sicura degli aiuti umanitari.   

Per mesi, le persone nella Striscia di Gaza sono sopravvissute ad un livello di fame da crisi con la più alta percentuale di popolazione colpita mai registrata dalla classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare e nutrizione (IPC). Da mesi le famiglie bevono acqua non sicura e passano giorni senza mangiare. Il sistema sanitario è completamente collassato tra epidemie di malattie e gravi ferite causate dai continui bombardamenti.  

Almeno 20 bambini sono morti di recente per grave malnutrizione, disidratazione e malattie correlate. Ogni giorno si assiste ad un'accelerazione del deterioramento della situazione alimentare, idrica e sanitaria, e se le autorità israeliane continueranno a impedire l'accesso agli aiuti umanitari, ci saranno altri morti per fame e malattie. Le Nazioni Unite hanno avvertito che la carestia è imminente.  

Sebbene gli Stati abbiano recentemente incrementato i lanci aerei di aiuti a Gaza, gli operatori umanitari sottolineano che questo metodo di consegna degli aiuti da solo non è in grado di soddisfare le enormi necessità della Striscia. 2,3 milioni di persone che vivono in una condizione di sopravvivenza catastrofica non possono essere nutrite e curate con i lanci aerei.   

I lanci aerei non sono in grado di fornire i volumi di aiuti che possono essere invece trasportati via terra. Mentre un convoglio di cinque camion ha la capacità di trasportare circa 100 tonnellate di aiuti salvavita, i recenti aviolanci hanno consegnato solo poche tonnellate di aiuti. I lanci aerei possono essere anche estremamente pericolosi per la vita dei civili: ci sono già state segnalazioni di almeno 5 persone uccise dalla caduta di pacchi di aiuti a Gaza. L'assistenza umanitaria non può essere improvvisata: deve essere consegnata da squadre di professionisti, esperti nell'organizzazione della distribuzione e nella fornitura diretta di servizi salvavita. Le consegne di aiuti devono avere un volto umano: non solo per poter valutare correttamente i bisogni delle persone colpite, ma anche per ridare speranza e dignità a una popolazione traumatizzata e disperata. Dopo aver sopportato cinque mesi di continui bombardamenti e condizioni disumanizzanti, i bambini, le donne e gli uomini di Gaza hanno diritto a qualcosa di più di una misera elemosina calata dal cielo. Sebbene qualsiasi aiuto umanitario che arrivi a Gaza sia benvenuto, il trasporto per via aerea, o via mare, dovrebbe essere concepito come una modalità complementare al trasporto via terra e non come un’alternativa poiché non può in nessun caso sostituire l'assistenza fornita su strada. 

È importante notare che alcuni degli Stati che hanno recentemente effettuato lanci aerei forniscono anche armi alle autorità israeliane, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Gli Stati non possono sfruttare gli aiuti per eludere le loro responsabilità e i loro doveri internazionali, tra cui la prevenzione di crimini atroci. Affinché questi Stati rispettino i loro obblighi di diritto internazionale, devono interrompere i trasferimenti di armi che rischiano di essere utilizzate per crimini internazionali, e attuare misure significative per imporre un immediato cessate il fuoco, l'accesso umanitario senza restrizioni e la responsabilità dei responsabili. 

Gli Stati terzi hanno recentemente annunciato l'impegno per l'apertura di un corridoio marittimo da Cipro, compresa la creazione di un porto galleggiante sulla costa di Gaza che non sarà pienamente operativo prima di alcune settimane. Le famiglie stanno morendo di fame, non c’è tempo per attendere la costruzione di infrastrutture in mare e a terra: per salvare le loro vite è necessario consentire immediatamente l'ingresso a Gaza dei camion umanitari pieni di cibo e medicine, il cui ingresso è ad oggi impedito. Inoltre, le spedizioni da questo molo ai punti di distribuzione intorno a Gaza saranno soggetti ai medesimi ostacoli che i convogli di aiuti da Rafah stanno affrontando: insicurezza costante, alto tasso di diniego dell'accesso da parte delle forze israeliane e attese eccessive ai posti di blocco israeliani. La sua implementazione non cambierà sostanzialmente l’attuale situazione catastrofica, a meno che non sia combinata con un cessate il fuoco immediato e un accesso completo, e senza ostacoli, a tutte le aree della Striscia di Gaza. Desta preoccupazione anche la mancanza di trasparenza su quale organismo sarà responsabile delle infrastrutture e della sicurezza della consegna degli aiuti a terra: gli Stati devono garantire che il corridoio marittimo non legittimi una prolungata occupazione militare israeliana di terra della Striscia strumentalizzando cosí la necessità di consegnare gli aiuti. 

Riconosciamo che, in questo contesto disastroso, ogni aiuto è necessario ma serve rimanere vigili sulle potenziali devastanti conseguenze della creazione di pericolosi precedenti che portino al peggioramento dell'accesso umanitario via terra e al prolungamento delle ostilità. La risposta umanitaria appropriata alle enormi necessità di Gaza è l'accesso illimitato degli aiuti e del personale umanitario professionale che è stato predisposto per mesi sul lato egiziano del confine. Finora, per 2,3 milioni di persone a Gaza la possibilità di mangiare, essere curate e avere un tetto sopra la testa è stata ad esclusiva discrezione delle autorità israeliane: questa situazione non può rimanere immutata. Le organizzazioni umanitarie hanno la capacità logistica di fornire assistenza ai palestinesi di Gaza: ciò che manca è la volontà politica degli attori statali di imporre l'accesso.  

Ciò che le organizzazioni umanitarie si aspettano dai Paesi terzi è che usino urgentemente la loro leva per un cessate il fuoco immediato e per costringere le autorità israeliane a interrompere il blocco deliberato degli aiuti salvavita in tutte le parti della Striscia di Gaza, anche attraverso l’apertura e la revoca delle restrizioni ai valichi di Rafah, Kerem Shalom / Karam Abu Salem, Erez / Beit Hanoun e Karni. Ricordiamo che un cessate il fuoco immediato e permanente è l'unica condizione per consentire un importante aumento del flusso di aiuti umanitari necessario per alleviare le sofferenze di 2,3 milioni di persone nella Striscia di Gaza. 

“Medicine, incubatrici, ambulanze, tonnellate di cibo, al valico di Rafah ci sono 25 chilometri di aiuti umanitari bloccati dalle autorità israeliane mentre nella Striscia si muore di fame“ dichiara in una nota Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia. “E’ urgente che la comunità internazionale si adoperi per sbloccare immediatamente gli aiuti e le scorte alimentari per la popolazione civile di Gaza dove, nelle ultime settimane, sono aumentati esponenzialmente anche i casi di malnutrizione, e con un sistema sanitario al collasso, di malattie. Siamo di fronte ad una catastrofe umanitaria senza precedenti, serve un cessate il fuoco immediato e permanente“, conclude Visconti. 

Organizzazioni firmatarie: 

Action Aid International 

American Friends Service Committee 

Amnesty International 

Associazione delle ONG Italiane 

CCFD-Terre Solidaire 

CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud 

DanChurch Aid 

Danish House in Palestine 

Danish Refugee Council 

HelpAge International  

Humanity & Inclusion - Handicap International 

IM Swedish Development Partner 

International Federation for Human Rights 
INTERSOS 

Medical Aid for Palestinians 

Mennonite Central Committee 

Médecins du Monde International Network / Doctors of the World 

Médecins Sans Frontières France / Doctors Without Borders France 

Oxfam 

Plan International 

Première Urgence Internationale 

Secours Islamique France 

Terre des Hommes Italia 

War Child Alliance 

Welfare Association