Le disparità nell’accesso alle cure oncologiche sono molto profonde. Ne abbiamo parlato con chi le affronta quotidianamente nel proprio lavoro, come Dario (nome di fantasia), medico del servizio pubblico dell’onco-ematologia del Veneto.
L’oncologo ci racconta come la mancanza di finanziamenti del Servizio Sanitario Nazionale abbia ricadute gravi sulle prestazioni sanitarie pubbliche. La sua testimonianza è raccolta nel nostro report “La misura della disuguaglianza. Crisi del Servizio Sanitario Nazionale e divari nell’accesso alla prevenzione e alle cure oncologiche in Italia”.
Difficoltà di accesso alle cure oncologiche
Sulle disparità di accesso alle cure oncologiche ci racconta: “Disparità di accesso alle cure esistono, sia per reddito che per status sociale». Questo accade, per Dario, perché «la mentalità del SSN è quella emergenziale e di scarsità. Mancano i fondi, siamo sempre con l’acqua alla gola. C’è un sistema di salute che punta poco sulla prevenzione”.
C’è poi il tema legato all’organizzazione interna dei reparti delle oncologie pubbliche, in cui mediche e medici lavorano senza sosta ma trovano spesso degli ostacoli, a partire dalla difficoltà di far accedere alle radiologie i pazienti oncologici. Il medico, infatti, racconta: «Noi, nelle oncologie, lavoriamo sempre anche con colleghi di altri reparti, soprattutto con i radiologi, che sono in difficoltà e non sanno come inserire i nostri pazienti perché le liste sono piene”.
Il ruolo della sanità privata
Il settore privato sta prendendo sempre più spazio, soprattutto a causa delle lunghe liste d’attesa: “«Su queste puoi fare campagna elettorale e spingere il tutto dicendo: “per aiutare il pubblico a snellire le liste d’attesa, allora chiediamo una mano al privato, convenzionandolo”. Sono tutti soldi che poi diamo ai privati. Soldi che potrebbero essere dati al SSN per investire in radiologi e macchinari.
Ricordiamo anche che il privato riesce a pagare un radiologo tre volte in più del pubblico e, se possono, in tantissimi vanno nel privato e ci mancano nelle radiologie degli ospedali pubblici».
Il medico aggiunge: “L’assurdità è che a volte gli ospedali finiscono per dover pagare “a gettone” radiologi per sopperire alla loro mancanza e allo stesso tempo i privati vengono convenzionati, quando sono parte del problema e non della soluzione. Il risultato è una emorragia di risorse dal SSN”.
Chi viene lasciato indietro
Ci sono in alcuni settori della salute disparità più profonde di altre, e molte, come ci racconta l’oncologo, hanno a che vedere con il mancato aggancio alle reti di salute territoriale. Persone rese invisibili dal sistema socioeconomico, come le persone con malattie mentali: “Non vuol dire che non si ammalano ma che le perdiamo, non riusciamo ad agganciarli ai servizi per fare le diagnosi. Molto spesso vediamo diagnosi tardive su pazienti che, in qualche modo, sono già istituzionalizzati. Molti pazienti che ho visto, gestiti da centri di salute mentale o solo a casa, arrivano tardi, con dei sintomi in acuto in PS e poi vengono portati a fare il percorso di cura nelle oncologie”.
La persona con malattie mentali, per il medico,”è l’esempio perfetto di un cittadino di serie B: non sa di avere dei diritti e fino a che non si lamentano nessuno li porta a far vedere”.
Le migrazioni sanitarie
C’è poi il grande tema degli ultimi anni, quello legato alle migrazioni sanitarie: chi non ha possibilità economiche o rinuncia alle cure o, spostandosi, si indebita per potervi accedere. Il medico ricorda che la soluzione a questa terribile disparità, in un mondo giusto, sarebbe che “ognuno potesse usufruire del centro oncologico di riferimento della propria Regione”. Ma così non è: “Alcune Regioni – con il fatto che il rimborso è maggiorato se arrivano pazienti da fuori Regione – su alcune prestazioni sono molto incentivate a far venire pazienti da fuori”.
“Spesso aiutiamo i pazienti che vengono dal Sud a cercare un centro vicino a loro per il proseguimento delle cure, evitare che abbiano serie difficoltà socioeconomiche nel trasferirsi in Regione o fare viaggi pendolari per raggiungere il nostro centro. Spesso non sanno di avere centri adeguati vicino a casa, o non si fidano della sanità della loro Regione”.
In conclusione, il medico ci ricorda che il Servizio Sanitario è un bene comune: “Comunque la si pensi, la sanità è una questione pubblica, pagata da tutti noi, per tutti noi, con l’obiettivo della cura”.
