15.06.2026 News Diritti e discriminazioni

SSN: una crisi che dura da oltre vent’anni

Crisi del SSN: definanziamento progressivo, rinuncia alle cure e ricorso alla sanità privata. Cosa emergenze dal nostro nuovo report.

La crisi del Servizio Sanitario Nazionale non è un’emergenza recente, ma è frutto di un processo lungo oltre vent’anni, caratterizzato da un definanziamento progressivo, riforme incompiute e un crescente ricorso alla sanità privata.

Il prezzo più alto lo pagano i cittadini e le cittadine, che sempre più spesso si rivolgono a prestazioni sanitarie fuori dal sistema pubblico.

Una crisi annunciata

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), nato con la legge 833 del 1978, si basa su alcuni principi fondamentali come universalismo, equità, eguaglianza, globalità e solidarismo che hanno contribuito ad un progressivo miglioramento dello stato di salute della popolazione italiana, ma hanno soprattutto evitato che fattori sociali, economici, geografici e culturali potessero costituire barriere all’accesso ai servizi sanitari essenziali.

Eppure, la visione della sanità, come fattore crescente di spesa e non come motore di sviluppo e di benessere, ha pesato su tutte le scelte allocative effettuate dai diversi governi nazionali, minandone la sostenibilità economica, sociale ed operativa.

Secondo la Fondazione GIMBE, nel decennio 2010-2019 il Servizio Sanitario Nazionale ha vissuto un costante definanziamento, con oltre 37 miliardi di euro di risorse decurtate o non assegnate rispetto ai livelli programmati, contribuendo a una perdita di potenziale strutturale nel lungo periodo.

Nel 2024, il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e PIL si attesta al 6,3%, inferiore sia alla media OCSE (7,1%) sia a quella europea (7%), con un gap complessivo rispetto ai Paesi europei di 43 miliardi di euro.

Anche nei prossimi anni questo trend sembra rimanere costante: secondo la Legge di Bilancio 2025, il rapporto Fondo Sanitario Nazionale (FSN)/PIL passerà dal 6,1% del 2026 al 5,7% nel 2029.

Il peso sui cittadini

Una delle più evidenti conseguenze delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica è l’aumento della spesa sanitaria “out of pocket” (OOP), ossia i costi sostenuti direttamente dalle persone per ottenere prestazioni sanitarie fuori dal sistema pubblico.

Percentuale che da 12 anni supera in maniera costante il limite del 15% raccomandato dall’OMS, soglia oltre la quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure. In Italia la spesa “out of pocket” in valore assoluto è cresciuta da 32,4 miliardi del 2012 a 41,3 miliardi di euro del 2024, mantenendosi sempre su livelli compresi tra il 21,5% e il 24,1% della spesa totale.

A pagarne le conseguenze sono soprattutto le fasce della popolazione più fragili. Il rapporto 2025 di CREA Sanità (Centro per la Ricerca economica Applicata in Sanità), evidenzia che il 20% della spesa sanitaria privata è stato sostenuto dai nuclei familiari più poveri.

Chi ha difficoltà ad accedere ai servizi sanitari troppo spesso non si cura. Nel 2024, oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti e segno di difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi.

La crescita della sanità privata

Chi sta guadagnando dal progressivo indebolimento del SSN è il settore privato.

La crescente privatizzazione del sistema sanitario è evidenziata non solo dall’espansione dell’offerta privata accreditata, ma anche dal ricorso sempre più frequente delle persone a prestazioni a pagamento per aggirare liste d’attesa incompatibili con i bisogni di salute.

Secondo l’ultimo report dell’Area Studi Mediobanca, tra i principali gruppi del settore, al primo posto per ricavi si colloca Papiniano, holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele, con 1.835 milioni di euro, seguito da Humanitas con 1.188 milioni, Policlinico Universitario Agostino Gemelli con 917 milioni, GVM-Gruppo Villa Maria con 897 milioni e Kos con 752 milioni. Questi dati evidenziano un consolidamento del settore, con pochi gruppi dominanti che detengono una quota significativa del mercato.

Il rischio è che l’espansione della sanità privata possa accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, con una parte della popolazione che si rivolge ad essa per evitare le lunghe liste d’attesa del pubblico, mentre altre persone restano escluse da un accesso tempestivo e di qualità.