01.09.2026 News Emergenze

Epidemia di Ebola nella RDC: “Le risorse sono insufficienti di fronte alla gravità della minaccia”

L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è la più letale mai registrata nel Paese. La situazione attuale.

L'epidemia di Ebola attualmente in corso nell'est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) è la più letale mai registrata nel Paese. Al 17 agosto, si contavano già 2.420 decessi su un totale di 5.105 casi confermati, con un tasso di mortalità del 47%. Mentre il virus continua a diffondersi a una velocità allarmante, le équipe di Medici del Mondo sono sul campo in sostegno della popolazione.

Ce lo racconta in un’intervista David Montano Inturias, Coordinatore Generale di Medici del Mondo nel Sud Kivu.

Qual è la situazione attuale dell'epidemia nell'est della RDC?

Molto preoccupante. Stiamo assistendo a una diffusione estremamente rapida dell'epidemia. La scorsa settimana si registravano circa cento nuovi contagi al giorno, equivalenti a un nuovo caso ogni quindici minuti. Complessivamente, sono stati confermati oltre 5.100 casi e 2.420 persone hanno perso la vita a causa della malattia da virus Ebola. Si tratta già oggi dell'epidemia più mortale mai registrata nella RDC.

Basta confrontare questi dati con quelli dell'ultima grande epidemia di Ebola nel Paese, che si era verificata tra il 2018 e il 2020 e aveva causato 2.300 vittime in due anni. L'epidemia attuale ha già superato quel tragico bilancio in appena tre mesi.

Oltre all'aumento del numero di casi, osserviamo anche un'espansione geografica dell'epidemia, che ne rende il controllo ancora più difficile. Attualmente, oltre alla provincia dell'Ituri, dove si trova l'epicentro dell'epidemia, sono interessate altre cinque province: Sud Kivu, Nord Kivu, Tshopo, Haut-Uélé e Bas-Uélé.

Quali sono le principali sfide che il settore sanitario e le organizzazioni umanitarie devono affrontare?

Innanzitutto, è importante ricordare che ad oggi non esistono trattamenti né vaccini la cui efficacia sia stata dimostrata contro il ceppo Bundibugyo, responsabile di questa diciassettesima epidemia di Ebola nella RDC. Questo limita drasticamente gli strumenti disponibili per contenere la diffusione del virus, rendendo ancora più cruciali le attività di sensibilizzazione delle comunità e il rafforzamento delle misure di triage e prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie.

Non bisogna inoltre sottovalutare l'impatto del contesto umanitario e della situazione di sicurezza in cui l'epidemia si sviluppa. La guerra non si è fermata con l'arrivo di Ebola. Scontri armati continuano a verificarsi regolarmente in aree vicine o direttamente colpite dall'epidemia, limitando l'accesso degli operatori sanitari e umanitari e provocando nuovi spostamenti di popolazione. Questi movimenti e le condizioni di sovraffollamento in cui molte persone sfollate sono costrette a vivere favoriscono ulteriormente la trasmissione del virus.

Infine, persiste una forte diffidenza da parte della popolazione nei confronti della malattia, degli operatori impegnati nella risposta e delle strutture sanitarie. Molte persone evitano i centri di salute per paura di contrarre l'infezione. Di conseguenza, aumentano anche i decessi, potenzialmente evitabili, legati ad altre patologie che non vengono curate o che vengono trattate troppo tardi.

Nel Sud Kivu, ad esempio, e in particolare nella città di Bukavu, un'epidemia di colera si sta diffondendo parallelamente a quella di Ebola. Se le persone colpite dal colera non ricevono cure tempestive fin dalla comparsa dei primi sintomi, il loro stato di salute può peggiorare rapidamente fino a diventare critico, con il rischio di conseguenze fatali.

Quali azioni dovrebbero essere prioritarie per riuscire a controllare l'epidemia?

È fondamentale rafforzare il monitoraggio dei contatti dei casi confermati, che attualmente raggiunge solo l'80-85%. Questo lascia temere che il virus continui a circolare silenziosamente in alcune aree senza essere individuato.

Inoltre, nonostante gli sforzi delle autorità sanitarie e delle organizzazioni umanitarie, il numero di strutture sanitarie adeguatamente supportate nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni rimane insufficiente, soprattutto nelle zone più lontane dall'epicentro dell'epidemia.

Misure come il triage dei pazienti, percorsi di cura dedicati, la formazione del personale sanitario, la fornitura di dispositivi di protezione e l'applicazione rigorosa dei protocolli di disinfezione sono indispensabili per contenere Ebola. Tuttavia, le risorse attualmente messe in campo restano insufficienti rispetto alla gravità della minaccia.

Questo è particolarmente evidente nel Sud Kivu, dove il numero di casi confermati è finora rimasto relativamente contenuto. Di conseguenza, l'attenzione dei finanziatori è minore e i fondi destinati alla lotta contro l'epidemia nella provincia restano limitati.

Eppure, di fronte a un'epidemia di tale portata e considerando la fragilità del contesto congolese, una nuova impennata dei contagi può verificarsi in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Per questo è essenziale investire massicciamente nella prevenzione in tutte le aree limitrofe all'epicentro, così da fermare l'avanzata della malattia e contenere la diffusione del virus.

La nostra risposta nel Sud Kivu

  • Oltre 580.000 persone sensibilizzate sulle misure di prevenzione contro Ebola.
  • Più di 70 spot informativi e di prevenzione trasmessi dalle radio locali.
  • 96 professionisti sanitari formati sul triage dei casi sospetti e sul primo supporto psicologico.
  • 24 strutture sanitarie dotate di materiale per la protezione e la prevenzione delle infezioni.
  • Sostegno alla gratuità delle cure per tutti i pazienti in 4 strutture sanitarie di Miti-Murhesa, area in cui sono stati segnalati casi di Ebola.
  • Costruzione di 4 unità di isolamento all'interno di centri sanitari per l'accoglienza e la gestione dei casi sospetti di Ebola.