18.09.2026 Persone migranti

Migrazione: negazione dei diritti al confine Italia-Francia

Al confine tra Italia e Francia i diritti delle persone migranti sono violati, tra negazione delle cure e condizioni disumane.

A oltre 1.800 metri di altitudine, il confine franco-italiano di Montgenèvre rimane uno dei principali punti di passaggio verso la Francia per le persone in movimento che, ogni anno, attraversano la montagna in condizioni particolarmente difficili. Lo scorso inverno, le temperature molto basse e l’elevato rischio di valanghe hanno ulteriormente aggravato la situazione.

Dal ripristino dei controlli alle frontiere interne, le persone intercettate vengono generalmente condotte alla Polizia di Frontiera prima di essere respinte verso l’Italia, spesso senza poter esercitare il proprio diritto d’asilo. Non vengono risparmiate nemmeno le famiglie con bambini. Alcune si presentano direttamente alla Polizia per chiedere protezione o per evitare i pericoli della montagna, ma vengono comunque respinte più volte prima di riuscire a entrare in territorio francese.

Una politica di respingimento

Da diversi anni, richiamiamo l’attenzione sulle conseguenze di questa politica di controllo rafforzato. I ripetuti respingimenti costringono le persone a percorrere itinerari sempre più lunghi e pericolosi per aggirare i controlli. Quest’inverno, tre persone si sono perse per diversi giorni in montagna. Soccorse e successivamente ricoverate a Briançon, hanno subito riportato traumi legati al congelamento: a due di loro è stato necessario amputare un dito della mano e un dito del piede.

I percorsi migratori sono essi stessi segnati da violenze, detenzioni e condizioni di vita estremamente precarie. All’arrivo a Montgenèvre, molte persone hanno necessità sanitarie, sia fisiche che psicologiche.

Le testimonianze raccolte lo scorso inverno raccontano inoltre pratiche preoccupanti all’interno della Polizia di Frontiera: detenzioni ripetute, negazione dell’accesso alle cure, utilizzo dell’interpretariato limitato alla sola registrazione dell’identità, senza una reale considerazione della situazione individuale.

Inoltre, vi sono gravi carenze nell’identificazione delle situazioni di vulnerabilità e dei bisogni sanitari. La valutazione dello stato di salute di una persona richiede competenze specifiche e un accesso effettivo alle cure. In caso contrario, le conseguenze possono essere gravi: ritardi nell’assistenza, aggravamento delle patologie o aumento della sofferenza psicologica.

Anche le condizioni di detenzione descritte sono preoccupanti. Diverse persone riferiscono di commenti umilianti, violenze psicologiche e condizioni disumanizzanti. Talvolta sono coinvolti anche dei minori, senza che il loro superiore interesse sia pienamente preso in considerazione.

In un contesto di irrigidimento delle politiche migratorie, è essenziale raccogliere e rendere visibili le testimonianze delle persone in movimento per documentare le conseguenze concrete delle pratiche di frontiera sui loro diritti e sulla loro salute.

Ribadiamo la necessità di garantire a tutte le persone un accesso effettivo ai diritti e alle cure, protezione contro le violenze e i trattamenti inumani o degradanti, nonché il rispetto della loro dignità durante tutto il loro percorso.

Le testimonianze

Una giovane adolescente affetta da una patologia cronica è stata trattenuta nei locali della Polizia di Frontiera. La sua malattia si è aggravata a causa dell’altitudine, del freddo e dello stress. Lei e la sua famiglia sono state respinte in Italia senza alcuna valutazione medica, nonostante i dolori fossero già in aumento. Solo il giorno successivo, durante un secondo fermo nei locali della polizia, dopo diverse ore di trattenimento, gli agenti hanno chiamato i soccorsi affinché fosse trasferita all’ospedale di Briançon. Il suo stato di salute si era già notevolmente deteriorato.

Mancata considerazione delle vulnerabilità

Una donna e i suoi quattro figli, uno dei quali con disabilità, sono stati respinti in Italia dalla polizia francese per cinque volte. Non è stata effettuata alcuna valutazione della vulnerabilità della famiglia né della situazione del bambino con disabilità. La madre non ha potuto esprimere i propri bisogni, poiché l’interprete è stato impiegato esclusivamente per l’identificazione della persona, sebbene il diritto all’interpretazione si applichi per tutta la durata della procedura.

Sofferenza psicologica e traumi nei bambini

Diverse famiglie con bambini di età compresa tra tre mesi e diciassette anni sono state trattenute ripetutamente nei locali della Polizia di Frontiera prima di essere respinte in Italia. La durata della detenzione ha talvolta raggiunto le 24 ore, in condizioni inaccettabili. Un bambino ha raccontato di non riuscire più a dormire dopo questi lunghi periodi di trattenimento.iuto dell’accesso alle cure

Un giovane è stato fermato e condotto in caserma. Presentava sintomi quali tosse, febbre, dolori diffusi e forte affaticamento. Ha chiesto di poter consultare un medico, ma la richiesta è stata rifiutata, nonostante si trattasse di un suo diritto. È stato respinto in Italia due volte. Successivamente è stato ricoverato per un mese in Italia a causa di una grave malattia.

Condizioni di pericolo

Un uomo con il diabete è stato trattenuto per 19 ore dalla polizia. Aveva informato gli agenti della necessità di assumere insulina, ma la sua richiesta è stata ignorata. La sua patologia richiedeva inoltre un’elevata assunzione di acqua e pasti adeguati, che non gli sono stati forniti. Alla fine, ha perso conoscenza ed è stato ricoverato per cinque giorni presso l’ospedale di Briançon.

Condizioni di detenzione inaccettabili

Due giovani donne con neonati sono state trattenute in caserma per tre giorni prima di essere liberate in Francia. Non è stato loro fornito alcun materiale adatto ai bambini né prodotti per l’igiene. Hanno patito il freddo in cella e i servizi igienici erano così sporchi da non poter essere utilizzati.

Umiliazioni e violenze psicologiche

Un uomo ha chiesto di poter usufruire di un interprete. Un poliziotto gli ha risposto: “L’interprete dorme”, imitandolo in modo derisorio.

Alcuni agenti hanno messo musica sul proprio telefono e hanno detto a due persone migranti di ballare davanti a loro. Uno dei poliziotti ha filmato la scena con il cellulare.

Mancata assistenza

Una donna e suo figlio, affetto da una grave infezione alla gola, si sono presentati alla polizia di Montgenèvre, dove sono stati trattenuti e successivamente respinti in Italia. Successivamente, gli agenti li hanno lasciati al confine, in territorio francese, a 1.800 metri di altitudine, nonostante le condizioni invernali fossero particolarmente difficili.

La madre ha insistito sulla necessità di ricevere assistenza per raggiungere Briançon, distante 12 chilometri. Gli agenti l’hanno lasciata davanti alla stazione di polizia e la donna è ripartita a piedi. Una volta arrivati a Briançon, il bambino è stato ricoverato in ospedale per quindici giorni.