In Niger le persone più fragili continuano a pagare con la vita il prezzo della realtà migratoria.
Alla fine della scorsa settimana, 49 lavoratori migranti nigerini di ritorno da un sito di estrazione dell’oro - situato al confine tra l’Algeria e il Mali - sono stati ritrovati morti di sete nel deserto a nord del Niger, a seguito di un guasto al loro camion. Contemporaneamente, altre 60 persone, anch’esse vittime di un guasto, sono state salvate in extremis dalle autorità nigerine.
“Questo nuovo dramma riflette una realtà migratoria, troppo spesso dimenticata, che spinge le persone in condizioni di estrema vulnerabilità a correre rischi estremi alla ricerca di una vita migliore”, spiega Toupou Lancinet, direttore regionale di Medici del Mondo nel Sahel.
Una rotta migratoria letale
Il deserto del Ténéré è una vasta distesa arida e ostile, con pochissime piste percorribili, praticamente priva di rete di telecomunicazioni e di punti d’acqua per centinaia di chilometri. La sua traversata, sebbene estremamente pericolosa, è una delle rotte migratorie più battute dalle persone provenienti dall’Africa subsahariana che cercano di raggiungere l’Europa, nonché dai lavoratori e dalle lavoratrici transfrontalieri nigerini che si recano in Algeria e in Libia per svolgere lavori stagionali. All'inizio di quest'anno, 19 persone, tra cui donne e bambini, hanno già perso la vita nel deserto, questa volta lungo l'asse che porta in Libia, secondo le autorità nigerine.
“Le persone viaggiano in condizioni disumane, su camion sovraffollati, senza acqua e con temperature che sfiorano regolarmente i 40-45 °C. Ogni anno si contano decine di morti nel deserto, sotto lo sguardo indifferente della comunità internazionale”, denuncia Toupou Lancinet.
Le politiche di espulsione
A ciò si aggiunge la politica di espulsioni attuata dalle autorità algerine e incoraggiata dall’Unione Europea, che mette a rischio la vita di decine di migliaia di persone. Secondo Alarme Phone Sahara, almeno 14.600 persone, tra cui numerosi bambini e adolescenti, sono state rimpatriate dall’Algeria verso il Niger tra gennaio e maggio 2026, abbandonate al confine in mezzo al deserto. Pratiche simili – su scala minore – si osservano anche sul versante libico, con 425 persone in movimento espulse dalla Libia verso il Niger dall’inizio del 2026.
Il nostro intervento
Chi riesce a sopravvivere a questa traversata arriva ad Agadez in condizioni fisiche disastrose, sfinito, assetato e traumatizzato psicologicamente.
“Il centro di transito, allestito dalle autorità nigerine ad Agadez con il sostegno di Medici del Mondo, è sempre più sovraffollato. Le infrastrutture sono state progettate per fornire assistenza medica e psicosociale di emergenza nonché servizi di base, come l’accesso alle docce, nelle prime ore dall’arrivo delle persone dal deserto. Tuttavia, in mancanza di altre soluzioni, più di 1.000 persone vi sono state ospitate per diversi giorni alla fine di maggio; questa situazione è insostenibile a lungo termine”, spiega Toupou Lancinet.
Lanciamo un allarme sull’urgenza di potenziare le capacità di accoglienza e di assistenza medica e psicosociale delle persone in movimento nella regione di Agadez, compresa Assamaka, situata a 15 chilometri dal confine con l’Algeria. È inoltre fondamentale sostenere le autorità locali e le organizzazioni che operano sul posto per migliorare i dispositivi di ricerca e soccorso nel deserto del Ténéré, evitando così nuove tragedie.
