La Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 arriva a marzo 2026 e riporta dati del 2023.
Sono dati vecchi, che non raccontano lo stato attuale dell’applicazione della 194: la situazione può essere già cambiata in modo significativo. Si aggiunge anche la poca leggibilità dei dati forniti dal Ministero: sono aggregati per media regionale, impedendo quindi un’analisi più dettagliata di quanto realmente accade nelle strutture.
Con queste premesse, analizzando i dati, si riscontrano gravi criticità nell’accesso all’aborto in Italia, tra disparità regionali, obiezione di coscienza, carenza di strutture sanitarie che offrono servizi IVG e tempi lunghi per la consegna dei certificati IVG.
Il problema dei dati aggregati
Come spesso sottolineato da chi si occupa del tema e dalle associazioni che monitorano l’accesso ai servizi abortivi, i dati aggregati per media regionale impediscono un’analisi più dettagliata di quanto realmente accade nelle strutture e alle persone che cercano il servizio, ad esempio:
- Quanti/e medici/mediche obiettori/obiettrici sono presenti in quel determinato ospedale?
- Dove è disponibile l’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico?
- Qual è il tempo medio di attesa in quella struttura?
Sembra che la relazione annuale sull’attuazione della Legge 194/78 sia ormai una mera formalità senza un reale valore di monitoraggio da parte del Ministero al fine di attuare interventi migliorativi.
IVG farmacologica
L’IVG farmacologica è aumentata, ma siamo ancora al 59.4%. Molto lontano da altri Paesi Europei come Francia, Regno Unito e paesi scandinavi. Inoltre, nel 6.3% dei casi è ancora utilizzato il raschiamento come tecnica chirurgica.
L’IVG, in generale, rimane fortemente centralizzata con l’88.4% delle procedure effettuate in ospedale il 7.9% in ambulatorio e lo 0.7% nei consultori.
Obiezione di coscienza
L’obiezione di coscienza è leggermente diminuita ma rimane molto alta: 57.1% personale ginecologico, 35.1% personale anestesista e 30.9% personale non medico. Nel 2022 erano rispettivamente 60.7%, 32.2%, 32.1%).
Questi dati non ci raccontano nulla sull’attuazione della Legge 194 a livello territoriale, dato che mancano dati disaggregati del numero di personale obiettore relativo alle singole strutture sanitarie.
Disparità regionali
Nel 17.4% dei casi le persone si sono dovute spostare per poter abortire. Nel 12% dei casi sono uscite dalla Provincia e nel 5.4% dalla Regione.
Le differenze regionali si fanno sentire anche nei numeri dell’obiezione di coscienza: ci sono regioni che hanno una percentuale di obiezione tra i ginecologi del 91.7% (in Molise) o 78.6% (in Sicilia).
Non sappiamo nulla della percentuale per Provincia, per Comune o per singola struttura.
Le strutture sanitarie
Solo il 61.1% delle strutture con reparto di ostetricia/ginecologia offre i servizi IVG, con ampia variabilità tra le regioni.
Il numero dei consultori rimane basso, con una proporzione di 0.6/20.000 abitanti (per legge dovrebbe essere una proporzione di 1:20.000 e 1:10.000 nelle zone interne) e con ulteriore riduzione in numero assoluto (da 1819 nel 2022 a 1815).
Come riportato nelle Relazione del Ministero della Salute: “L’assenza della figura medica, la mancata integrazione con le strutture in cui si effettua l’IVG, l’insufficiente presenza dei consultori sul territorio compromettono il ruolo di questo servizio strategico”.
Certificati IVG
Come attesa per la procedura dall’emissione del certificato per IVG: l’80.4% attende meno di 14 giorni, ma il 12.7% tra 15 e 21 giorni, il 4% tra 22 e 28 giorni e il 3% oltre 28 giorni.
Pertanto, circa il 20% delle persone attende oltre 2 settimane.
L’importanza dai dati
Come sottolineato nel nostro Report “Aborto senza numeri. L’assenza di dati come politica di deterrenza e fonte di disuguaglianza”, si tratta in definitiva di dati poco utili, sia per chi studia e monitora lo stato di salute del diritto all’aborto, sia per l’utenza che cerca informazioni chiare e accessibili che permettano a chi vuole abortire di poter scegliere dove farlo e con quale metodo.
L’accesso all’informazione è fondamentale per consentire di esercitare a pieno il proprio diritto alla salute e il diritto alla scelta.
Per questo, chiediamo:
- Accesso a dati disaggregati, aggiornati, aperti e machine readable.
- Mappe dei servizi IVG in tutte le Regioni.
- Un numero verde nazionale per chi con urgenza cerca orientamento sull’IVG.
