31.03.2026 Striscia di Gaza News

Palestina: organizzazioni umanitarie avanti con il ricorso alla Corte Suprema israeliana

18 membri dell'AIDA hanno ribadito la loro decisione di presentare un ricorso alla Corte Suprema israeliana, riguardo le registrazioni nei Territori Palestinesi Occupati.

Il 27 marzo, 18 membri di una coalizione di organizzazioni umanitarie rappresentate dall’Associazione delle agenzie per lo sviluppo internazionale (AIDA) hanno ribadito la loro decisione di presentare un ricorso alla Corte Suprema israeliana, a seguito dell’udienza tenutasi la scorsa settimana.

L'AIDA e diverse ONG internazionali attive nei Territori Palestinesi Occupati hanno presentato il ricorso, facendo seguito all'introduzione di un nuovo sistema di registrazione israeliano che compromette decine di organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui diversi membri dell'AIDA, limitando ulteriormente la loro capacità di agire in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Sebbene siano state presentate richieste di registrazione tramite il nuovo sistema, queste rimangono in sospeso a causa delle richieste di trasmissione di dati riservati relativi al personale.

Considerate le gravi ripercussioni sull’accesso umanitario, i membri dell’AIDA stanno portando avanti il procedimento giudiziario, poiché il caso solleva questioni fondamentali che meritano un esame giudiziario approfondito. Durante l’udienza, la Corte ha limitato le argomentazioni alla questione specifica della riservatezza dei dati, impedendo alle organizzazioni richiedenti di presentare questioni più ampie che si pongono in termini giuridici e di sicurezza, in particolare gli obblighi di Israele in quanto potenza occupante e la legalità delle misure che potrebbero ostacolare l’azione umanitaria.

I membri di AIDA hanno espresso viva preoccupazione per la scarsa attenzione durante l’udienza riservata a tali questioni centrali. Inoltre, alle organizzazioni richiedenti e ai diplomatici non è stato permesso di assistere all’udienza, mentre alti funzionari del governo israeliano, il loro entourage e altri osservatori senza alcun legame con il procedimento hanno potuto entrare e disturbare l’udienza.

Lo Stato ha confermato la propria richiesta di trasmissione di dati riservati relativi a tutto il personale a Gaza e in Cisgiordania, indipendentemente dall’eventuale ingresso in Israele. In un contesto in cui centinaia di operatori umanitari hanno perso la vita, la trasmissione coatta di dati sensibili senza garanzie chiare, trasparenza o restrizioni d’uso rappresenta un rischio ben concreto. Inoltre, tale trasmissione sarebbe contraria alle norme in materia di protezione dei dati e agli obblighi legali di numerose organizzazioni dell’Unione europea. Ciò pone le organizzazioni richiedenti in una situazione impossibile: sottostare a tali requisiti equivarrebbe a violare i loro obblighi legali e il loro dovere di protezione, mentre la mancata conformità comporterebbe verosimilmente un rifiuto della loro registrazione.

Le organizzazioni richiedenti sottolineano il loro impegno a fare tutto il possibile per garantire il proseguimento delle loro operazioni nei Territori Palestinesi Occupati e continuare a fornire assistenza, pur mantenendo la registrazione presso l’Autorità palestinese. Tuttavia, temono che la perdita della registrazione israeliana possa ostacolare ulteriormente la loro capacità di operare in tutto il territorio in un momento in cui i bisogni umanitari rimangono considerevoli.

Le ONG internazionali sono parte integrante della risposta. A Gaza, forniscono più della metà degli aiuti alimentari, sostengono la maggior parte degli ospedali da campo e forniscono servizi essenziali, quali l’accesso a un riparo, l’acqua, i servizi igienico-sanitari, l’alimentazione, la sminamento e i servizi di istruzione d’emergenza.

Anche quando le organizzazioni disponevano di un certificato di registrazione valido, le ONG hanno visto la loro capacità di trasportare beni a Gaza ostacolata per oltre un anno e la loro richiesta di dispiegare personale internazionale nella Striscia di Gaza durante il cessate il fuoco è stata respinta. Qualsiasi ulteriore restrizione dell’accesso operativo avrebbe conseguenze tanto prevedibili quanto devastanti per i civili.

Le condizioni a Gaza sono catastrofiche e la situazione in Cisgiordania sta peggiorando, con un’intensificazione delle violenze perpetrate dai coloni, sfollamenti e restrizioni di accesso.

Date queste circostanze, l’accesso umanitario deve assolutamente essere ampliato anziché ridotto.

AIDA e i membri firmatari esortano il governo israeliano a rivedere e adeguare le attuali procedure di registrazione, affinché non ostacolino gli aiuti umanitari. Chiedono inoltre ai paesi donatori di utilizzare tutti i mezzi diplomatici, politici e giuridici a loro disposizione per esigere la sospensione e la revoca delle misure che limitano l’accesso umanitario.