Il mifepristone è il principio attivo della cosiddetta pillola abortiva. Se stai cercando informazioni su questo farmaco, hai già un'idea abbastanza precisa di cosa vuoi sapere. Per questo, rispondiamo alle domande cliniche specifiche che lo riguardano: come agisce nel corpo, cosa dicono le istituzioni sulla sua sicurezza, quali sono le controindicazioni e come funziona concretamente l'accesso in Italia, con le sue criticità. Se invece vuoi avere informazioni sul percorso completo di accesso all'IVG, puoi leggere il nostro articolo Pillola abortiva: cos'è e come funziona.
Cos'è il mifepristone e come agisce nel corpo
Il mifepristone è un farmaco anti progestinico sintetico. Agisce bloccando i recettori del progesterone, l'ormone steroideo indispensabile per l'impianto e il mantenimento della gravidanza. Senza questa azione ormonale, la parete uterina (endometrio) si destabilizza e la gravidanza non può proseguire.
Il mifepristone da solo sarebbe sufficiente a completare l'interruzione di gravidanza, ma viene sempre utilizzato in combinazione con il misoprostolo, un analogo della prostaglandina che stimola le contrazioni uterine e favorisce l'espulsione del tessuto gestazionale. Le due molecole agiscono in sequenza: il mifepristone prima, il misoprostolo 24-72 ore dopo per aumentare l'efficacia.
Il meccanismo d'azione in sintesi
Il progesterone prepara la parete uterina all'impianto dell'embrione e mantiene la gravidanza nelle prime settimane. Il mifepristone compete con il progesterone per gli stessi recettori cellulari, occupandoli senza attivarne la funzione. Il risultato è che il progesterone non riesce più ad agire, la parete uterina inizia a degradarsi e la gravidanza si interrompe.
La molecola ha anche un effetto sulla cervice uterina, che il mifepristone contribuisce ad ammorbidire, e aumenta la sensibilità dell'utero alle prostaglandine, rendendo il misoprostolo più efficace nella fase successiva.
Tempistiche
Il mifepristone inizia ad agire nelle ore successive all'assunzione. L'effetto completo, con l'espulsione del tessuto gestazionale, avviene tipicamente entro 24-48 ore dalla somministrazione del misoprostolo, quindi tra le 48 e le 96 ore dall'assunzione della prima pillola. In alcuni casi il processo si completa entro pochi giorni e, in ogni caso, le tempistiche però possono variare da persona a persona.
Sicurezza ed efficacia: cosa dicono le istituzioni
Il mifepristone è uno dei farmaci più studiati al mondo nel campo della salute riproduttiva. Il suo profilo di sicurezza è documentato da decenni di studi clinici e riconosciuto dalle principali istituzioni sanitarie internazionali.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità include il mifepristone nella Lista dei farmaci essenziali dal 2005. Le linee guida OMS del 2022 sull'aborto e quelle del 2023 sull'IVG farmacologica confermano che il metodo combinato mifepristone-misoprostolo è sicuro ed efficace. L'efficacia del trattamento è compresa tra il 95 e il 98% entro la nona settimana: in una piccola percentuale di casi può essere necessario un intervento aggiuntivo che può essere sia farmacologico che con isterosuzione.
Le linee guida OMS del 2023 affermano che l'IVG farmacologica può essere effettuata in autonomia a domicilio o tramite telemedicina, senza necessità di ricovero ospedaliero, fino alla dodicesima settimana. Questo standard è già applicato in molti paesi europei.
In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato nell'ottobre 2023 le "Indicazioni operative per l'offerta della IVG farmacologica in Italia", un documento rivolto al personale sanitario che recepisce le indicazioni internazionali e fornisce indicazioni pratiche per l'organizzazione dei servizi. Il Ministero della Salute aveva già aggiornato le proprie linee di indirizzo nell'agosto 2020, estendendo il limite per la somministrazione del farmaco da 7 a 9 settimane di gestazione e riconoscendo la possibilità di effettuare la procedura in day hospital e nei consultori.
Il divario tra Italia ed Europa
Nonostante questo quadro normativo, l'accesso al mifepristone in Italia rimane profondamente disomogeneo rispetto agli standard europei. Secondo i dati 2026 del Ministero della Salute, nel 2023, il 59,4% delle IVG in Italia è avvenuto con metodo farmacologico. Nello stesso anno, la quota era del 78% in Francia, dell'86% in Inghilterra e del 90% nei Paesi scandinavi.
Nel 2023, le differenze regionali erano marcate: Provincia autonoma di Trento, Emilia-Romagna, Piemonte, Basilicata, Calabria, Liguria e Molise offrivano l'aborto farmacologico tra il 72% e l'82% dei casi, mentre in Veneto, Sardegna, Abruzzo, Campania, Provincia autonoma di Bolzano, Lombardia, Sicilia e Marche la proporzione era inferiore al 49%. Questi dati emergono dall'analisi condotta dall'ISS nell'ambito del progetto CCM 2022.
Questo divario non è tecnico: è politico. Nella maggior parte delle regioni italiane esisterebbero già le condizioni organizzative per applicare le linee di indirizzo ministeriali. La mancata applicazione è una scelta di indirizzo politico regionale, non un vincolo strutturale.
Controindicazioni e situazioni da valutare con il medico
Il mifepristone è controindicato in alcune condizioni specifiche, che il personale sanitario valuta durante la visita prima di avviare il percorso IVG. Non si tratta di barriere all'accesso: sono valutazioni cliniche standard che permettono di individuare il percorso più appropriato per ogni persona.
Le principali controindicazioni assolute includono: sospetta gravidanza extrauterina (il mifepristone non è indicato, può essere pericoloso in questi casi e la procedura farmacologica non ha effetto), insufficienza surrenalica cronica, terapia anticoagulante in corso, allergia nota al mifepristone o al misoprostolo. La presenza di un dispositivo intrauterino (IUD o spirale) richiede la sua rimozione prima della procedura. Mentre la extra uterina e le allergie sono controindicazioni assolute, nel caso dell'insufficienza surrenalica e della porfiria potrebbe essere utilizzato il solo misoprostolo. Invece, la terapia anticoagulante è insieme ai disordini della coagulazione, ossia non sono tra le principali controindicazioni riconosciute a livello internazionale, ma sono riportate nel documento del Consiglio Superiore di Sanità, sulla base del quale è stato emanato l’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali sull’IVG farmacologica.
Il documento del Consiglio Superiore di Sanità, sulla base del quale è stato emanato l’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali sull’IVG farmacologica nel 2020 le situazioni che richiedono una valutazione clinica più attenta per evitare controindicazioni:
- donne in terapia a lungo termine con steroidi, incluse le donne con asma grave non controllato
- donne con disordini della coagulazione o in terapia anticoagulante;
- donne con anemia sintomatica (Hb <7 g/dl);
- donne con malattia cardiaca (non specificata);
- malattie sistemiche gravi;
- donne che utilizzano farmaci che interagiscono con il citocromo P450 (che può modificare il metabolismo del mifepristone).
Per queste ragioni, è fondamentale che il personale sanitario raccolga la storia clinica completa prima di avviare il percorso.
Come si accede al mifepristone in Italia
Il mifepristone non è acquistabile in farmacia: è un farmaco classificato come "uso ospedaliero" e può essere somministrato solo nell'ambito di un percorso IVG autorizzato. L'accesso avviene attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Il percorso inizia con il rilascio di un certificato da parte di un consultorio familiare, del medico/a di base o di fiducia o di una persona specializzata in ginecologia, che attesta la volontà della persona di accedere all'IVG. Nella maggioranza dei casi, il certificato non viene considerato urgente e comporta un periodo di attesa obbligatorio di 7 giorni prevista dalla legge 194, prima di accedere alla struttura. Questa pratica va contro le linee guida OMS, che raccomandano agli Stati di eliminarla in quanto barriera all'accesso.
Nel 2023, il 45,6%dei certificati per IVG è stato rilasciato dai consultori familiari, il 33% dai servizi ostetrico-ginecologici ospedalieri e il 19,1% dal medico di fiducia, secondo i dati della Relazione del Ministero della Salute.
Le disparità regionali nell'accesso al mifepristone nei consultori
Solo tre regioni, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, consentono la somministrazione del mifepristone nei consultori familiari e l'assunzione del misoprostolo al domicilio in autonomia, in linea con le linee di indirizzo ministeriali del 2020. Nel resto d'Italia, chi vuole accedere all'IVG farmacologica viene indirizzata verso l'ospedale, con un percorso che prevede in media tre o quattro accessi: per l'accettazione, per la prima pillola, per la seconda e per il controllo finale.
Questa centralizzazione ospedaliera non è richiesta dalle linee guida nazionali né da quelle internazionali. È il risultato di protocolli regionali che non hanno recepito le indicazioni ministeriali. Oltre al disagio pratico, ha un impatto economico rilevante: il rimborso che la struttura riceve dalla Regione per una IVG chirurgica è di circa 1.100 euro, per quella farmacologica in day hospital di circa 418 euro, per quella farmacologica in regime ambulatoriale di circa 72 euro. La scelta di mantenere la procedura in ambito ospedaliero non è efficiente né per le persone né per il sistema sanitario.
Per trovare le strutture in cui è possibile accedere all'IVG farmacologica, è disponibile sul sito dell'ISS una mappa interattiva dei punti IVG attivi sul territorio nazionale, aggiornata con i dati ISTAT 2024.
Cosa aspettarsi: effetti, tempi e quando chiamare il medico
Dopo l'assunzione del mifepristone possono comparire sanguinamento, dolore ad- domino-pelvico, rialzo della temperatura corporea, nausea, vomito, diarrea. Generalmente questi effetti sono autolimitanti. Questi effetti sono comuni, generalmente autolimitanti e non indicano complicazioni. La fase più intensa avviene dopo il misoprostolo: crampi uterini, simili a quelli mestruali ma generalmente più forti, e sanguinamento, che può includere coaguli. Questa fase può durare da alcune ore a uno-due giorni.
La maggior parte delle persone può gestire il processo a domicilio con antidolorifici da banco (ibuprofene è di solito indicato). Il personale sanitario fornisce indicazioni specifiche sulle dosi e sui tempi al momento della prescrizione.
I segnali che richiedono contatto medico
È importante sapere distinguere gli effetti attesi da quelli che richiedono valutazione medica. Contattare il medico o recarsi al pronto soccorso se:
- il sanguinamento è molto abbondante (se si usano più di due assorbenti l'ora per flussi abbondanti per almeno due ore consecutive)
- Febbre/brividi che non si risolvono con l’uso di antipiretici e che durano più di 24 ore dalla somministrazione dell’ultima dose di misoprostolo
- il dolore è sempre più forte per oltre 24h, i crampi sono molto intensi e non rispondono agli antidolorifici
- o non compaiono sanguinamento né crampi nelle 24 ore successive al misoprostolo.
Per quanto riguarda il follow-up, le linee di indirizzo ministeriali aggiornate nell’agosto 2020 prevedono un controllo, da eseguirsi presso l’ambulatorio dove è stata effettuata l’IVG 14 giorni dopo l’assunzione del miso- prostolo; il controllo prevede l’esecuzione di visita ed ecografia, nonché l’offerta di “consulenza in tema di contraccezione”
Secondo le linee guida OMS, dopo un IVG farmacologica non complicata non è necessario alcun follow-up di routine, se la donna ha ricevuto informazioni corrette che le permettano di sospettare una complicazione o il fallimento della procedura. Se la donna lo desidera, può comunque essere offerto un controllo clinico circa due settimane dopo.
Una volta confermato il buon esito della procedura, qualora la donna lo desiderasse, si può procedere all’inserimento di un contraccettivo intrauterino che permette di verificare che l'interruzione sia avvenuta completamente e di escludere complicazioni.
Dopo la procedura è possibile una nuova ovulazione già dopo due settimane, prima che compaia il successivo ciclo mestruale. La consulenza contraccettiva post-IVG è parte integrante dell'assistenza che il consultorio o la struttura sanitaria dovrebbe offrire. In questo controllo rientra anche l’emotività perchè l’esperienza dell’aborto può avere effetti diversi su ogni persona e va elaborata, eventualmente con supporto psicologico.
Decidere di interrompere una gravidanza deve essere un atto libero, consapevole e informato. In questo processo il personale sanitario è tenuto a fornire informazioni e supporto lungo tutto il percorso.
