Il 71% dei giovani vuole che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva. Eppure, nella pratica, ragazzi e ragazze continuano a cercare risposte soprattutto online, tra motori di ricerca, piattaforme di intelligenza artificiale e, troppo spesso, pornografia. È quanto emerge da una nuova indagine condotta da Medici del Mondo in collaborazione con Ipsos Doxa a giugno 2026, su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani tra i 16 e i 25 anni.
La ricerca restituisce il ritratto di una generazione che chiede più informazione, più strumenti e maggiore accesso alla prevenzione, ma che continua a scontrarsi con lacune educative e conoscenze insufficienti su temi fondamentali della salute sessuale e riproduttiva.
I giovani vogliono l’educazione sessuo-affettiva a scuola
Il messaggio che arriva dai dati è chiaro: ragazzi e ragazze chiedono che l’educazione sessuale e affettiva entri stabilmente nei percorsi scolastici.
Il 71% degli intervistati ritiene che debba essere la scuola a occuparsi di questi temi, mentre il 56% vorrebbe che l’educazione sessuo-affettiva fosse obbligatoria per tutti gli studenti e le studentesse. Solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule.
Una richiesta netta che evidenzia come le nuove generazioni riconoscano alla scuola un ruolo centrale nella formazione e nella prevenzione.
Google e IA sostituiscono la scuola
Nonostante questa domanda di educazione strutturata, la scuola non rappresenta oggi il principale punto di riferimento per chi cerca informazioni sulla salute sessuale.
La metà delle persone giovani (50%) dichiara di informarsi attraverso Google, mentre il 27% utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Percentuali significativamente più alte rispetto a quelle di chi si rivolge a professionisti della salute: solo il 18% consulta personale medico e appena il 14% è stato almeno una volta in un consultorio.
I dati mostrano quindi un forte ricorso a fonti digitali, spesso prive di percorsi educativi strutturati o di un confronto diretto con figure qualificate.
Per un giovane su tre la pornografia è l’unica scuola sul sesso
Tra gli aspetti più significativi emersi dall’indagine c’è il ruolo della pornografia.
Per il 31% dei giovani rappresenta infatti l’unica fonte di apprendimento sul sesso. Allo stesso tempo, ragazzi e ragazze ne riconoscono chiaramente i limiti.
Il 64% ritiene che la pornografia contribuisca a creare aspettative irrealistiche rispetto alle prestazioni sessuali, mentre il 59% pensa che favorisca l’oggettivazione delle donne.
Un dato che evidenzia il rischio di lasciare l’educazione sessuale nelle mani di contenuti che non hanno alcuna finalità educativa e che possono influenzare negativamente la costruzione di relazioni sane e consapevoli.
Scarsa conoscenza di IST e salute sessuale
L’indagine mette in luce importanti lacune informative su temi fondamentali per la salute.
Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse (IST).
Anche la conoscenza di alcune delle infezioni più diffuse risulta limitata:
- solo il 39% ritiene di avere un’adeguata conoscenza della clamidia;
- appena il 40% dichiara di conoscere sufficientemente la gonorrea.
Numeri che evidenziano quanto l’informazione e la prevenzione siano ancora insufficienti, nonostante la diffusione di contenuti online.
Diritti riproduttivi: conoscenze ancora molto limitate
Le carenze informative riguardano anche i diritti sessuali e riproduttivi.
Solo il 36% conosce correttamente la normativa italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ancora più significativo il dato relativo alla pillola abortiva: l’81% dei giovani non sa cosa sia la RU486.
Inoltre, il 55% afferma di non avere informazioni sufficienti sui propri diritti riproduttivi.
Un quadro che evidenzia la necessità di percorsi educativi in grado di fornire informazioni corrette e accessibili su salute, diritti e servizi disponibili.
Una generazione sessualmente attiva ma spesso lasciata sola
La ricerca mostra come i giovani italiani siano ampiamente coinvolti nella vita sessuale.
Il 64% dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci riferiscono di aver vissuto il primo rapporto prima dei 18 anni.
Si tratta dunque di una generazione che sperimenta la sessualità in età adolescenziale ma che, allo stesso tempo, denuncia una mancanza di informazioni adeguate e di riferimenti affidabili.
Contraccezione: il preservativo è conosciuto, ma non sempre utilizzato
La conoscenza del preservativo maschile è pressoché universale: lo conosce il 96% degli intervistati.
Tuttavia, la consapevolezza non sempre si traduce in un utilizzo costante:
- solo il 36% dichara di utilizzarlo sempre nei rapporti sessuali;
- il 21% lo usa raramente o non lo usa mai.
Tra le motivazioni indicate emergono la convinzione che il rischio sia basso (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%).
Accanto agli ostacoli culturali emerge però anche una questione economica. Il 70% dei giovani ritiene che i contraccettivi abbiano costi troppo elevati e il 73% chiede che siano gratuiti per le fasce più giovani della popolazione.
Educazione sessuo-affettiva: una questione di salute pubblica
I dati restituiscono l’immagine di una generazione che vuole essere informata, che chiede alla scuola di assumere un ruolo educativo più forte e che riconosce l’importanza della prevenzione.
Allo stesso tempo, la ricerca evidenzia come le principali fonti di informazione siano ancora strumenti digitali e contenuti non sempre affidabili, mentre persistono lacune significative sulla prevenzione delle IST, sui diritti riproduttivi e sull’utilizzo dei metodi contraccettivi.
Per questo l’educazione sessuo-affettiva non rappresenta soltanto una risposta a una richiesta espressa dai giovani, ma si conferma come uno strumento fondamentale di prevenzione, tutela della salute e promozione di scelte consapevoli.
