ADOTTATO IL REGOLAMENTO EUROPEO SUI RIMPATRI
MEDICI DEL MONDO: LA SUA ATTUAZIONE NON PUÒ AVVENIRE A DISCAPITO DELLA SALUTE
1 ottobre 2026 - Il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente adottato il nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, concludendo un iter legislativo sempre più orientato dall’obiettivo politico di massimizzare l’espulsione dei cittadini di Paesi terzi, nonostante le continue critiche e gli allarmi espressi dalla società civile e dagli organismi delle Nazioni Unite. Nel corso dei negoziati al Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo si è alleato con i gruppi politici di estrema destra per ottenere una maggioranza a favore di misure più punitive, mentre anche gli Stati membri hanno esercitato pressioni per l’adozione di un approccio più severo.
Il Regolamento introduce centri per i rimpatri situati in Paesi terzi, i cosiddetti “return hubs”, amplia e prolunga il ricorso alla detenzione, rafforza gli obblighi di cooperazione e di applicazione delle misure e introduce nuovi poteri investigativi. Questi includono la possibilità di perquisire le persone, i dispositivi elettronici, le abitazioni e altri luoghi, come strutture di accoglienza, ospedali e luoghi di lavoro. Tali misure sollevano serie preoccupazioni in merito alla tutela dei diritti fondamentali, compresi il principio di non respingimento e il diritto alla salute.
Medici del Mondo avverte che queste misure potrebbero avere gravi conseguenze sull’accesso alle cure e sul rispetto dell’etica medica. Durante i negoziati, oltre 1.300 professionisti e professioniste della salute hanno sottoscritto una lettera aperta contro il Regolamento, esprimendo preoccupazione per il suo potenziale impatto sull’accesso all’assistenza sanitaria, sulla riservatezza delle informazioni mediche e sul rapporto tra medico e paziente. In molti temono che le persone migranti prive di documenti eviteranno di rivolgersi ai servizi sanitari.
Il Regolamento rischia inoltre di compromettere il ruolo del personale sanitario. Medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali potrebbero subire pressioni affinché collaborino alle attività di controllo dell’immigrazione, distogliendoli dal loro dovere primario di assistenza alle persone e minando il rapporto di fiducia essenziale per garantire le cure.
L’attuazione è il prossimo terreno di confronto.
Il Regolamento entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione, mentre molte delle sue disposizioni saranno applicabili soltanto dopo un periodo di dodici mesi. Le disposizioni che consentono agli Stati membri di istituire centri per i rimpatri in Paesi terzi potranno tuttavia essere applicate fin dall’entrata in vigore del Regolamento.
Gli Stati membri dovranno quindi compiere scelte importanti rispetto alle modalità con cui il Regolamento sarà recepito nella legislazione, nelle procedure e nelle prassi nazionali. Dovranno utilizzare tutte le garanzie disponibili per prevenire le violazioni dei diritti e tutelare la salute.
«I sistemi sanitari devono rimanere luoghi di cura, non di controllo. Il personale sanitario deve poter assistere i propri pazienti senza essere chiamato a svolgere funzioni di controllo dell’immigrazione, e le persone devono poter accedere alle cure senza il timore di essere detenute o espulse. L’adozione di questo Regolamento non fa venire meno tali preoccupazioni. La sua attuazione dovrà ora essere accompagnata da solide garanzie per la tutela della salute e dell’etica medica» ha dichiarato Andrea Soler, consulente di Medici del Mondo per le politiche europee in materia di migrazione.
Medici del Mondo chiede agli Stati membri di:
- Garantire che le strutture sanitarie, i servizi di sostegno sociale, le strutture di accoglienza e i centri di accoglienza siano pienamente tutelati come spazi sicuri ed esclusi dalle attività di controllo dell’immigrazione e da ogni pratica di controllo migratorio.
- Istituire una chiara separazione tra i servizi sanitari e le autorità responsabili del controllo dell’immigrazione, assicurando che le strutture e il personale sanitario non siano mai tenuti a identificare o segnalare le persone che richiedono assistenza, né a facilitarne l’allontanamento.
- Tutelare esplicitamente la riservatezza delle informazioni mediche, assicurando che i dati dei pazienti e la documentazione sanitaria non possano essere consultati, scambiati o utilizzati per finalità di controllo dell’immigrazione in modalità che compromettano il segreto professionale, la fiducia nei servizi sanitari e il rapporto tra medico e paziente.
- Garantire una valutazione individuale dei bisogni di salute fisica e mentale prima di ogni detenzione, trasferimento o rimpatrio, assicurando l’accesso tempestivo, indipendente e continuativo all’assistenza sanitaria durante l’intera procedura.
- Prevedere una valutazione individuale del rispetto del principio di non respingimento e dei rischi per la salute prima di ogni rimpatrio o trasferimento. La valutazione dovrà verificare anche se la persona rischi un grave peggioramento delle proprie condizioni di salute, altri danni oppure la mancanza di accesso, nel Paese di rimpatrio, all’assistenza sanitaria e ai trattamenti essenziali.
- Assicurare che la detenzione sia utilizzata esclusivamente come effettiva misura di ultima istanza, sulla base di una valutazione individuale della sua necessità e proporzionalità, prendendo sistematicamente in considerazione, in via prioritaria, alternative efficaci. Garantire inoltre alle persone detenute un accesso tempestivo e indipendente all’assistenza sanitaria, compresi i servizi di salute mentale, all’assistenza legale e a un meccanismo di monitoraggio indipendente.
- Respingere l’istituzione di centri per i rimpatri in Paesi terzi, considerati i rischi legati all’inadeguato accesso alla protezione, all’assistenza legale, alle cure sanitarie e a sistemi di monitoraggio indipendenti, nonché il rischio di respingimenti a catena.
- Istituire un meccanismo solido e indipendente di monitoraggio delle procedure di rimpatrio.
- Coinvolgere le organizzazioni della società civile, le associazioni professionali del settore sanitario e le organizzazioni sindacali nel processo di attuazione nazionale, per garantirne la trasparenza e il controllo.
- Garantire a tutte le persone un accesso alle cure senza paura, indipendentemente dal loro status amministrativo, assicurando che la richiesta di assistenza sanitaria non comporti mai la detenzione, la condivisione di informazioni per finalità di controllo dell’immigrazione o altre conseguenze negative.
