18.06.2026

REGOLAMENTO SUI RIMPATRI, MEDICI DEL MONDO: “l’UE HA SCELTO LA PAURA INVECE DELLA CURA”

Secondo l’organizzazione, il nuovo testo UE avrà conseguenze gravi e prevedibili sulla salute fisica e mentale delle persone migranti e sui sistemi sanitari europei.

17 giugno 2026 - Oggi il Parlamento europeo ha votato a favore della revisione del cosiddetto Regolamento sui Rimpatri. Privilegiando le deportazioni rispetto alla protezione e la paura rispetto alla cura, l’UE ha intrapreso una strada che avrà conseguenze dirette, prevedibili e gravi sulla salute fisica e mentale delle persone. Medici del Mondo, che fornisce assistenza sanitaria diretta a popolazioni in situazioni di vulnerabilità, risponde oggi con chiarezza: questo regolamento non è una soluzione ma pone al contrario le basi per quella che potrebbe diventare una emergenza di salute pubblica.

Il Regolamento sui Rimpatri permetterà concretamente l’istituzione di centri di deportazione offshore (i cosiddetti “return hubs”) al di fuori dell’Unione Europea, amplierà l’uso e la durata della detenzione e consentirà operazioni di polizia in stile ICE nelle abitazioni private e in altri luoghi pertinenti. È stato descritto dai funzionari dell’Unione Europea come il “tassello mancante” del Patto su migrazione e asilo, in vigore in tutta l’UE dal 12 giugno.

Medici del Mondo ha costantemente messo in guardia i legislatori europei su ciò che questo regolamento avrebbe comportato nella pratica e ne ha chiesto il rigetto, insieme a oltre 250 organizzazioni della società civile e più di 1.300 operatori sanitari in tutta l’UE. Mentre alcuni eurodeputati promotori di questo regolamento hanno celebrato quella che definiscono l’alba di una nuova era delle deportazioni, Medici del Mondo avverte che ciò che sta realmente emergendo è un’era di crisi di salute pubblica, che si farà sentire nei nostri sistemi sanitari e tra i nostri pazienti nelle cliniche, nelle sale d’attesa e nei reparti di emergenza in tutta Europa.

LE CONSEGUENZE PROFONDAMENTE UMANE
Sia chiaro cosa sta diventando legge oggi.

Le persone avranno paura di rivolgersi ai servizi sanitari. Il regolamento include misure investigative che consentirebbero operazioni domiciliari in stile ICE per arrestare e deportare persone senza residenza legale. Queste operazioni potrebbero avvenire anche in altri “luoghi pertinenti”, inclusi strutture sanitarie, rifugi, punti di distribuzione alimentare e altri luoghi in cui le persone vulnerabili cercano aiuto. Abbiamo già visto cosa accade quando prevalgono politiche basate sull’applicazione repressiva. Negli Stati Uniti, misure analoghe hanno portato donne incinte, bambini e persone con malattie croniche a evitare ospedali e cliniche anche in situazioni di emergenza. L’Europa sta ora scegliendo la stessa strada.

La detenzione senza adeguate garanzie diventerà la norma. Il regolamento consente la detenzione fino a 30 mesi — anche per famiglie con bambini. Le evidenze sulle conseguenze sanitarie della detenzione prolungata sono inequivocabili: stress, traumi, ansia e danni duraturi alla salute mentale. Durante questo periodo, le persone potrebbero non avere accesso all’assistenza sanitaria, creando interruzioni nelle cure e un aumento della sofferenza.

Centri di deportazione offshore. Il regolamento apre la porta a strutture di detenzione al di fuori del territorio dell’UE, dove non è possibile garantire il rispetto del quadro dei diritti fondamentali dell’Unione, dove l’accesso alle cure non sarà assicurato e dove gli esiti sanitari peggioreranno con scarse possibilità di monitoraggio o garanzie procedurali. Famiglie con bambini finiranno in queste strutture. Le persone potranno essere deportate verso Paesi con cui non hanno alcun legame.

La riservatezza medica sarà compromessa. Il regolamento consente la condivisione dei dati sanitari con le autorità di immigrazione e con Paesi terzi per scopi di deportazione. Ciò pone gli operatori sanitari in una posizione impossibile: tra il dovere di cura e l’obbligo di partecipare all’applicazione di misure di controllo. La fiducia tra pazienti e operatori, essenziale per un’assistenza efficace, verrà distrutta.

LA SALUTE È UN DIRITTO FONDAMENTALE

Medici del Mondo ribadisce che la salute è un diritto fondamentale, non una scelta politica. L’UE e i suoi Stati membri hanno l’obbligo di garantire il diritto alla salute in tutte le scelte politiche, come sancito dal diritto europeo e internazionale. La salute deve essere integrata nelle politiche migratorie, non trattata come un elemento secondario, non applicata in modo selettivo e non limitata alla sola assistenza d’emergenza.

Il diritto alla salute non si ferma ai confini e non dipende da un permesso di soggiorno. La politica migratoria è anche una politica sanitaria, perché ogni decisione su come le persone vengono controllate, detenute, trasferite o deportate ha conseguenze dirette sulla salute fisica e mentale. Eppure, ancora una volta, l’UE ha adottato una normativa migratoria di grande portata senza alcuna seria valutazione del suo impatto sulla salute. Questo non può continuare” ha dichiaratoAndrea Soler, Migration & Humanitarian Advocacy Advisor di Medici del Mondo.

Questo regolamento è ora legge. Ma l’organizzazione continuerà a documentare il costo umano di quanto adottato oggi, a contestarne l’attuazione ogniqualvolta vengano violati i diritti fondamentali e a sostenere le persone maggiormente colpite.

***

Chi è Medici del Mondo. Medici del Mondo è una rete internazionale composta da 17 organizzazioni della società civile unite da una visione comune: un mondo in cui la salute sia riconosciuta come un diritto fondamentale. Forniamo assistenza sanitaria, testimoniamo e promuoviamo il cambiamento sociale, sfidando le ingiustizie per garantire un accesso universale alle cure. La nostra rete è presente in oltre 70 Paesi, 12 dei quali in Europa.

Contatta l’ufficio stampa