Gli screening per la diagnosi precoce dei tumori sono fondamentali per ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita. Eppure, l’accesso varia fortemente da regione a regione, con un divario enorme tra Nord e Sud.
L’Istituto Superiore di Sanità, sottolinea come l’accesso agli screening sia fortemente correlato al livello socioeconomico e all’area geografica di residenza, con divari che compromettono il principio di universalismo del Servizio Sanitario Nazionale.
Inoltre, le regioni meridionali registrano livelli inferiori di spesa sanitaria pro capite, una minore presenza di strutture ad alta specializzazione e una più elevata mobilità sanitaria.
È ciò che abbiamo approfondito nel nostro nuovo report “La misura della disuguaglianza. Crisi del Servizio Sanitario Nazionale e divari nell’accesso alla prevenzione e alle cure oncologiche in Italia”.
Gli screening oncologici
I programmi di screening fanno parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e devono essere offerti gratuitamente - per alcune fasce d’età - dal sistema sanitario nazionale, attraverso le Regioni, in modo uniforme su tutto il territorio.
Ma tra Nord e Sud il divario di adesione ai programmi di screening è enorme. Secondo l’ONS, dati del 2024:
- L’adesione agli screening mammografici (per donne tra 50 e 69 anni) raggiunge il 63,2% nel Nord Italia, ma si ferma al 40,1% nel Sud.
- Per lo screening del tumore del colon-retto (per uomini e donne tra 50 e 69 anni) il divario è ancora più marcato: 46,8% al Nord contro 21,1% nel Sud.
- L’adesione agli screening per il tumore alla cervice uterina (per donne tra 25 e 64 anni) è del 48% al Nord e si ferma al 32,7% al Sud.
Ma perché questo divario? Le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione oncologica sono il risultato di una combinazione di fattori, tra cui carenza di risorse, scarsa informazione, difficoltà logistiche e mancanza di fiducia nel sistema sanitario pubblico.
Un sottofinanziamento cronico
Il Sud continua, inoltre, soffre di un sottofinanziamento cronico e mancanza di servizi, con conseguenze gravi per la salute della popolazione.
Dai dati regionalizzati di spesa sanitaria risultano livelli di spesa corrente per abitante mediamente più contenuti nelle Regioni meridionali. A fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa si registra in Calabria (1.748 euro), Campania (1.818 euro), Basilicata (1.941 euro) e Puglia (1.978 euro).
A pagarne le conseguenze è la salute della cittadinanza. Secondo il rapporto SVIMEZ 2024, nelle regioni del Mezzogiorno è infatti più alta la mortalità evitabile, pari a 20 decessi per 10 mila abitanti. Un valore significativamente superiore al dato del Centro (16,9) e del Nord (16,2). La mortalità per tumore al Sud si attesta a 8,4 decessi per 10 mila abitanti, mentre è inferiore a 7,3 nelle restanti aree del Paese.
Per il Dottor Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Senologia dell’Ospedale Pascale di Napoli, il divario tra Nord e Sud nelle cure oncologiche è un dato costante, e le criticità principali riguardano tre aspetti: «In primis l’accessibilità ai centri specializzati: in molte Regioni meridionali l’offerta di oncologia di alto livello è limitata e i pazienti sono spesso costretti a spostarsi in altre aree del Paese». Al secondo posto la questione che riguarda le risorse umane e infrastrutturali: «La carenza di personale e i tempi di attesa più lunghi incidono sulla tempestività delle diagnosi e sull’avvio delle terapie». Al terzo posto il grande problema della disomogeneità territoriale: «Persistono differenze nell’attuazione delle Reti Oncologiche Regionali e nella disponibilità dei farmaci innovativi, che in alcuni contesti arrivano con ritardo».
La migrazione sanitaria
Gli ostacoli nell’accesso alle cure oncologiche portano le persone a spostarsi in altre regioni, principalmente da Nord a Sud. Secondo il report SVIMEZ del 2024, annualmente la mobilità oncologica passiva interessa, in volume di ricoveri, oltre 600 mila pazienti. Di questi, 2 su 5 sono residenti in una regione del Sud. Le regioni dalle quali si “fugge” di più sono la Calabria e la Campania: in un solo anno, 6 mila pazienti oncologici calabresi e campani hanno ricevuto assistenza fuori dai confini regionali. Complessivamente, i malati oncologici residenti al Mezzogiorno che ricevono cure presso una Regione del Centro-Nord sono circa il 20% dei pazienti oncologici totali meridionali.
Per approfondire leggi il report.
