22.10.2026 Emergenze

Congo 2026: l'accordo di pace non ferma la crisi umanitaria

Nel 2025 e nel 2026 Congo e M23 hanno firmato accordi di pace a Washington e Doha. Sul terreno sfollamenti, fame e epidemie continuano a peggiorare. La risposta di Medici del Mondo.

Tra l'aprile 2025 e l'agosto 2026 la Repubblica Democratica del Congo ha attraversato la stagione diplomatica più densa degli ultimi trent'anni. Un accordo di pace tra Congo e Ruanda, un accordo quadro con il gruppo armato M23, una cerimonia alla Casa Bianca, una roadmap negoziata a Ginevra. Nello stesso periodo, nella stessa regione, le Nazioni Unite hanno registrato nuovi sfollamenti di massa, un'occupazione militare segnata da esecuzioni sommarie e stupri, e livelli di insicurezza alimentare mai visti prima. Le due cronologie corrono parallele senza incontrarsi. Questo articolo prova a tenerle insieme, per capire cosa è cambiato davvero nella vita delle persone congolesi e cosa, nonostante la pace sulla carta, resta identico a un anno fa.

Un anno di accordi: la cronologia della pace formale

Il processo diplomatico si costruisce per tappe successive.

  • Il 25 aprile 2025 Congo e Ruanda firmano una dichiarazione di principi.
  • Il 27 giugno, a Washington, firmano un vero e proprio accordo di pace sotto la mediazione statunitense.
  • Il 19 luglio, a Doha, il governo congolese e il gruppo armato AFC/M23 sottoscrivono a loro volta una dichiarazione di principi per porre fine ai combattimenti nell'est del paese.
  • Il 15 novembre viene firmato il Quadro di Doha per un accordo di pace globale tra le due parti.

Il 4 dicembre 2025 arriva il momento più mediatico: alla Casa Bianca, alla presenza di diversi capi di Stato africani, Congo e Ruanda firmano gli Accordi di Washington per la Pace e la Prosperità, che ribadiscono gli impegni presi a giugno e aggiungono un quadro di integrazione economica regionale.

Il processo prosegue nel 2026. Dopo mesi di stallo e di combattimenti mai realmente interrotti, dal 17 al 21 agosto rappresentanti di Congo, M23, Stati Uniti, Qatar, Unione Africana e Svizzera si incontrano a Ginevra per rilanciare l'attuazione del Quadro di Doha. Il 22 agosto viene diffusa una dichiarazione congiunta che stabilisce una roadmap con scadenze precise e prevede l'avvio dell'Expanded Joint Verification Mechanism Plus, il meccanismo che dovrebbe monitorare il rispetto del cessate il fuoco sul terreno.

Cosa succede sul terreno mentre si firma la pace

h3 Sfollamenti che non si fermano

Il 10 dicembre 2025, pochi giorni dopo la firma degli Accordi di Washington, l'M23 e le forze ruandesi occupano Uvira, seconda città della provincia del Sud Kivu. L'occupazione dura fino al 17 gennaio 2026, quando l'M23 si ritira sotto la pressione diplomatica statunitense e l'esercito congolese riprende il controllo della città il giorno seguente.

Human Rights Watch ha documentato quel mese di occupazione in un rapporto pubblicato il 14 maggio 2026, basato su oltre 120 interviste raccolte sul campo tra marzo e aprile. Il bilancio parla di 53 esecuzioni sommarie, tra cui sei minori, almeno 8 stupri e 12 sparizioni forzate, avvenute durante perquisizioni porta a porta nei quartieri della città. Il 2 marzo 2026 gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all'esercito ruandese e ai suoi comandanti per il loro ruolo nella presa e nell'occupazione di Uvira.

A maggio 2026 l'M23 si ritira anche da altre posizioni nell'est del paese, sempre sotto pressione statunitense. Ma il ritiro militare non coincide con il rientro delle persone sfollate. A settembre 2026 Medici Senza Frontiere segnala che circa 600.000 persone vivono ancora nei campi intorno a Goma, in condizioni descritte come disperate, con tassi di malnutrizione e mortalità allarmanti in diversi campi. A livello nazionale le persone sfollate interne restano oltre 7 milioni, comprese circa mezzo milione di persone rifugiate nei paesi vicini.

Fame e insicurezza alimentare in aumento

Il Congo orientale è tra le regioni più ricche al mondo di minerali strategici: rame, cobalto, coltan, oro, germanio, terre rare che alimentano l'industria elettronica e la transizione energetica globale. È anche, nello stesso momento storico, uno dei luoghi dove la fame cresce più rapidamente. Secondo le proiezioni della Integrated Food Security Phase Classification diffuse a fine 2025, circa 14 milioni di bambine e bambini, uno su cinque nel paese, rischiano di trovarsi in una situazione di fame critica o peggiore nella prima metà del 2026, con 2 milioni già in fase di emergenza alimentare. Secondo le proiezioni IPC diffuse a fine 2025, tra gennaio e giugno 2026 circa 26,6 milioni di persone nel paese avrebbero affrontato livelli di insicurezza alimentare critica o peggiore, un quadro che le organizzazioni sul campo segnalavano già come il più grave degli ultimi anni. Nelle quattro province orientali dove si concentrano i combattimenti, le Nazioni Unite calcolavano che circa un terzo della popolazione, dieci milioni di persone, si trovasse in una condizione di grave insicurezza alimentare. Il paradosso tra ricchezza mineraria e fame non è una novità del 2026, ma i dati di quest'anno mostrano che la firma degli accordi di pace non lo ha ancora scalfito.

Le epidemie non aspettano la pace

Alla crisi di violenza e di fame si sommano le emergenze sanitarie. A luglio 2026 Medici Senza Frontiere ha lanciato l'allarme per la diffusione di un focolaio di Ebola nella provincia dell'Ituri, chiedendo un rafforzamento urgente della risposta medica internazionale. A inizio 2026 venivano segnalati circa 300 nuovi casi di mpox a settimana. Colera e morbillo restano endemici nei campi sovraffollati per le persone sfollate, dove la promiscuità e la scarsità d'acqua potabile favoriscono la diffusione delle malattie. Su questo fronte Medici del Mondo era già intervenuta nel 2025, un episodio che abbiamo raccontato in un altro approfondimento dedicato all'epidemia di Ebola in Congo.

Una crisi tra le più sottofinanziate al mondo

Il quadro diplomatico e quello umanitario non si incontrano nemmeno sul piano dei finanziamenti. Il piano di risposta umanitaria per il 2025 ha ricevuto solo il 27 per cento delle risorse richieste, il livello più basso registrato in dieci anni. All'inizio del 2026 il governo congolese e la comunità umanitaria presente nel paese hanno lanciato un appello urgente da 1,4 miliardi di dollari per il 2026, ma la carenza cronica di fondi ha già costretto a restringere la risposta a 7,3 milioni di persone, su quasi 15 milioni che avrebbero bisogno di assistenza e protezione immediata.

Il Norwegian Refugee Council ha collocato la Repubblica Democratica del Congo al secondo posto nella classifica mondiale delle crisi di sfollamento più trascurate del 2025. Non è una questione di scarsa gravità, ma di scarsa attenzione internazionale rispetto ad altre crisi più presenti nell'informazione globale. È lo scarto tra quanto la crisi costa alle persone che la vivono e quanto la comunità internazionale è disposta a investire per rispondervi.

Cosa fa Medici del Mondo in un contesto che cambia rapidamente

Medici del Mondo è intervenuta per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo nel 1994 e oggi lavora a Kinshasa, nella provincia del Tanganica (dal maggio 2019) e in quella del Nord Kivu (dal gennaio 2025). Il programma d’emergenza nel Nord Kivu è stato riaperto dopo la presa di Goma da parte dell’M23 e in Tanganica sono state dispiegate risposte rapide ai movimenti di popolazione e alle epidemie. A Goma e Mweso le équipe hanno adattato le attività alla nuova epidemia di Ebola, rilevata a maggio 2026, per proteggere il personale e le persone assistite.

Tanganica e Nord Kivu: cure, nutrizione ed epidemie

Tra le due province Medici del Mondo garantisce l’accesso gratuito alle cure nutrizionali in 22 strutture sanitarie. L’intervento comprende anche la presa in carico della malaria e della malnutrizione acuta grave nelle bambine e nei bambini sotto i 5 anni, consultazioni di salute sessuale e riproduttiva, assistenza medica e psicosociale per le persone sopravvissute a violenza di genere e gestione delle urgenze vitali. Nel 2025 le équipe hanno effettuato 54.763 consultazioni curative.

La malnutrizione acuta grave viene individuata insieme alle comunità e al personale sanitario, anche tra le donne in gravidanza e in allattamento: nel 2025 sono state prese in carico 2.477 bambine e bambini. Nelle comunità del Tanganica si organizzano dimostrazioni culinarie e attività di sensibilizzazione sull’alimentazione nella prima infanzia. Per colera, morbillo e mpox, epidemie ricorrenti in entrambe le province, Medici del Mondo migliora le condizioni di cura, forma il personale sanitario a riconoscere, curare e inviare i casi sospetti, sostiene le strutture e organizza la sorveglianza epidemiologica nelle comunità. Nel 2025 sono stati presi in carico 134 casi di colera e 96 di mpox.

Kinshasa: salute sessuale e riproduttiva e salute ambientale

Dal 2014 il programma di salute sessuale e riproduttiva a Kinshasa informa e sensibilizza giovani e adolescenti sui loro diritti, rafforza i legami tra personale sanitario, famiglie e leader comunitari e religiosi e offre servizi adeguati e di qualità. Nel 2025 ha garantito 11.440 consultazioni, ha accompagnato 7.281 ragazze e donne nell’uso, per la prima volta, di un metodo contraccettivo e ha sostenuto 1.635 donne e ragazze nell’ambito di un aborto sicuro.

Dal 2022 il programma di salute ambientale si rivolge alle persone che lavorano nell’orticoltura a Kinshasa, esposte a pesticidi e fungicidi usati senza protezioni adeguate. Nel 2025 sono stati riabilitati e attrezzati 3 centri sanitari vicini ai siti di coltivazione intorno alla città, sono state formate 28 persone del personale sanitario sulle malattie professionali in agricoltura e sono state svolte 2.355 consultazioni per chi lavora nell’orticoltura e per i familiari. Medici del Mondo sostiene anche le associazioni di orticoltrici e orticoltori, formandole alla promozione dell’agroecologia, facilita l’accesso alla vaccinazione antitetanica e accompagna le azioni di advocacy per regolamentare i pesticidi nocivi.

Come aiutare

La pace firmata sulla carta non basta a fermare la crisi umanitaria in Repubblica Democratica del Congo. Continuano a servire risorse per garantire cure sanitarie, sostegno nutrizionale e assistenza alle persone sopravvissute alla violenza di genere in un contesto che, nonostante gli accordi diplomatici, resta segnato da instabilità e insicurezza.

Operare in un contesto dove il fronte si sposta di continuo significa per il personale di Medici del Mondo adattare in tempo reale i propri interventi, mantenere aperti i canali con le comunità locali e con gli attori del conflitto, e garantire la continuità delle cure anche quando l'accesso a un'area diventa improvvisamente più rischioso o del tutto impossibile. Per questo serve un supporto continuo per continuare ad essere presenti sul campo.