In Libano, la situazione umanitaria peggiora di giorno in giorno dall’inizio della guerra in Medio Oriente.
Più di un milione di persone sono state sfollate e costrette ad abbandonare in fretta le proprie case. Stiamo rafforzando le nostre attività nel Paese per garantire l’accesso alle cure alla popolazione civile nelle zone colpite.
Continui sfollamenti
Il 14% del territorio libanese è attualmente soggetto a un ordine di evacuazione: oltre un milione di persone hanno dichiarato di essere state costrette ad abbandonare le proprie case.
Il governo ha messo a disposizione alcune infrastrutture pubbliche, come scuole e palestre, che sono state trasformate in centri di accoglienza di emergenza. Stiamo sostenendo il Ministero della Salute libanese nell’allestimento di cliniche mobili che operano in queste strutture, in particolare a Beirut, a Baalbek-Hermel e nella valle della Bekaa.
Abbiamo inviato kit medici sufficienti a rifornire tre centri sanitari per circa 3 mesi, comprendenti antibiotici, antipiretici e analgesici, ma anche farmaci per le malattie croniche.
I rischi per la salute
Esprimiamo particolare preoccupazione per le persone affette da questo tipo di patologie, come il diabete o l’ipertensione, che sono dovute fuggire nel cuore della notte, in tutta fretta, senza poter portare con sé le loro medicine.
Solo il 12,5% degli sfollati è riuscito a trovare rifugio in questi centri di accoglienza di emergenza. Mentre altri sono stati accolti da parenti, molte famiglie non hanno altra scelta che rifugiarsi in posti insalubri come tende, auto o per strada.
“Le condizioni di vita delle famiglie nei rifugi sovraffollati sono precarie e favoriscono la diffusione di malattie; la situazione peggiora per chi si trova nei rifugi informali o per strada, essendo esposto alle intemperie. A tutto ciò si aggiungono le problematiche relative alla salute mentale: le persone sono traumatizzate dall’aver dovuto abbandonare tutto in fretta e furia, dagli ordini di evacuazione sempre più frequenti, dalla paura dei bombardamenti e dall’incertezza sul domani. Stiamo organizzando un servizio di assistenza psicologica per queste popolazioni sfollate”, racconta Caroline Bedos Esteban, responsabile del polo Medio Oriente di Medici del Mondo.
Le nostre richieste
Esortiamo le parti in conflitto a garantire la protezione dei civili in ogni circostanza. Ricordiamo inoltre che le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie e le scuole, sono protette dal diritto internazionale umanitario e non devono mai essere prese di mira, mentre sono già stati segnalati diversi casi di attacchi diretti contro strutture sanitarie.
Chiediamo inoltre una risposta inclusiva, che tenga conto delle esigenze di tutte le popolazioni civili del Libano, dato che il Paese ospita da anni numerose persone rifugiate.
