26.05.2026 News Emergenze

Libano: dove si trova e perché è in crisi umanitaria

Dove si trova il Libano, perché è in crisi, quanti rifugiati ospita e cosa facciamo per garantire cure alla popolazione civile.

Il Libano è uno dei paesi più piccoli del Medio Oriente e, da diversi anni, uno dei più fragili. Ospita il numero più alto di persone rifugiate per abitante al mondo, affronta un collasso economico che non si è mai arrestato e dall'autunno 2024 è tornato al centro di un conflitto attivo che ha provocato nuovi sfollamenti di massa. Medici del Mondo è presente nel paese da anni, per questo spieghiamo cosa sta succedendo, chi ne paga il prezzo e cosa facciamo.

Dove si trova il Libano

Il Libano si trova nel Medio Oriente, affacciato sul Mar Mediterraneo. Confina a nord e a est con la Siria, a sud con Israele. Ha una superficie di circa 10.400 km² e una popolazione di circa 5,3 milioni di abitanti. Prima del conflitto del 2024, il paese ospitava circa 1,5 milioni di siriani, di cui quasi 800.000 registrati dall'UNHCR, e quasi 500.000 rifugiati palestinesi sotto il mandato UNRWA, la maggior parte presenti da decenni in insediamenti che nel tempo si sono consolidati. Dall'autunno 2024, circa 350.000 siriani sono rientrati in Siria fuggendo dai bombardamenti israeliani: il numero attuale è in aggiornamento. Anche con queste uscite, il Libano resta il paese con la più alta percentuale di rifugiati rispetto alla popolazione residente al mondo.

Un paese al crocevia

Beirut è la capitale e il centro economico e culturale del paese. Il Libano è storicamente uno stato a confessionalismo istituzionalizzato: il sistema politico distribuisce le cariche pubbliche sulla base delle appartenenze religiose delle diverse comunità, una struttura che ha prodotto decenni di instabilità istituzionale. È confinante sia con Israele che con la Siria, due paesi in conflitto da anni, il che lo ha reso zona di transito, rifugio e terreno di scontro per decenni.

Perché il Libano vive una crisi umanitaria

La crisi libanese non ha un'unica causa e non è iniziata nel 2024: è il risultato di strati sovrapposti di violenze, ingiustizie e fragilità che si sono aggravate nel tempo.

Dal 2019, il paese affronta una delle crisi economiche più gravi al mondo. L'inflazione ha superato il 500%, la moneta locale ha perso quasi tutto il suo valore, la disoccupazione è esplosa e il 60% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà già nel 2021, secondo le Nazioni Unite. In questo contesto, il sistema sanitario, già fortemente privatizzato e dipendente dalla spesa privata, ha subito un collasso progressivo: si è gradualmente verificata l’emigrazione di massa del personale sanitario mentre i farmaci sono diventati irreperibili o inaccessibili per chi non poteva permettersi di pagarli in dollari.

Il conflitto riacceso nel 2024

Nell'autunno del 2024, con l'escalation del conflitto portato avanti da Israele ai danni della popolazione palestinese, il Libano è tornato sotto attacco diretto. I bombardamenti israeliani sul sud del paese e sui sobborghi meridionali di Beirut hanno provocato la morte di centinaia di civili e un esodo di massa. Secondo l'UNHCR, dall'inizio degli attacchi oltre 1,2 milioni di persone sono state sfollate dalle proprie case, tra cui circa 350.000 bambini.

Un accordo di tregua è entrato in vigore nel novembre 2024, con il previsto ritiro israeliano dal sud del Libano. Tuttavia, il ritiro è rimasto parziale: ad aprile 2026, Israele occupa ancora sette posizioni nel Libano meridionale e le ostilità non si sono mai completamente fermate. Dall'inizio del 2025, secondo i dati ACLED, si sono registrati oltre 2.000 attacchi, la stragrande maggioranza dei quali condotti da Israele. Dal 2 marzo 2026, con la ripresa su larga scala delle operazioni militari israeliane, quasi 700.000 persone sono state sfollate in una sola settimana, secondo l'UNHCR.

La Banca Mondiale stima i danni complessivi causati dal conflitto in circa 14 miliardi di dollari, di cui 11 miliardi necessari per la ripresa e la ricostruzione.

Impatto sulla popolazione e sulla salute

Il Libano ospita il numero più alto di persone rifugiate in proporzione alla popolazione di qualsiasi paese al mondo. Secondo il Vulnerability Assessment of Syrian Refugees condotto da UNHCR, UNICEF e WFP nel 2023 su un campione di 5.000 famiglie, l'84% dei rifugiati siriani in Libano viveva in condizioni di estrema povertà, incapace di far fronte ai bisogni minimi di sostentamento. I rifugiati palestinesi, presenti in Libano da generazioni, si trovano in una condizione di esclusione strutturale: non hanno diritto alla nazionalità libanese e l'accesso al mercato del lavoro e ai servizi pubblici è fortemente limitato per legge.

Il sistema sanitario sotto pressione

Il sistema sanitario libanese era già fragile prima del conflitto del 2024. Nello specifico, è un sistema altamente privatizzato: le cure non sono gratuite e una larga parte della popolazione non può permettersele. La crisi economica ha svuotato gli ospedali pubblici di personale e medicinali. Il conflitto ha aggiunto distruzione diretta: ospedali e centri sanitari nelle aree bombardate hanno chiuso o ridotto drasticamente le attività.

Le persone sfollate si trovano in rifugi di fortuna, spesso scuole trasformate in centri collettivi, senza accesso continuativo a cure per malattie croniche, assistenza ostetrica, salute mentale o servizi di base. Secondo il Lebanon Response Plan approvato dalle Nazioni Unite, sono 3,6 milioni i cittadini libanesi che hanno bisogno di ricevere aiuto umanitario. L'insicurezza alimentare colpisce circa 1,24 milioni di persone, il 23% della popolazione.

I rifugiati siriani: vulnerabilità nella vulnerabilità

I rifugiati siriani in Libano vivono in condizioni di vulnerabilità estrema prima ancora del conflitto del 2024. L'84% vive in condizioni di estrema povertà, secondo il Vulnerability Assessment of Syrian Refugees condotto da UNHCR, UNICEF e WFP World Food Programme nel 2023. Solo il 20% ha un permesso di soggiorno regolare. Quando il conflitto ha colpito anche il Libano, molti di loro hanno dovuto fuggire una seconda volta: dall'inizio degli attacchi del 2024, oltre 78.000 siriani sono rientrati in Siria attraverso i valichi di frontiera, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, spesso verso un contesto anch'esso instabile.

Cosa fa Medici del Mondo in Libano

Medici del Mondo è presente in Libano da anni con programmi di assistenza sanitaria primaria rivolti ai rifugiati siriani e palestinesi e alla popolazione libanese più vulnerabile. L'approccio è basato sulla cooperazione con partner locali, per garantire continuità delle cure anche nei momenti di maggiore instabilità.

Le attività includono: assistenza sanitaria di base e distribuzione di farmaci essenziali, con priorità alle persone che non possono accedere ai servizi privati; supporto psicologico e psicosociale per le persone sfollate; orientamento ai servizi e accompagnamento per i persone rifugiate; rafforzamento delle capacità dei partner sanitari locali.

Dal settembre 2024, con i bombardamenti israeliani sul sud del Libano e su Beirut, Medici del Mondo ha rafforzato la sua risposta nel paese. Alcune persone dell'organizzazione nel sud del Libano sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Con la ripresa su larga scala delle operazioni militari nel marzo 2026, che ha coinvolto attacchi statunitensi e israeliani e rappresaglie iraniane, i bisogni sono ulteriormente aumentati e i nostri team stanno rafforzando ulteriormente la risposta umanitaria.

Medici del Mondo è presente anche in Palestina, Siria, Yemen e Iraq. L'allargamento del conflitto all'intera regione rende ancora più urgente una risposta coordinata e una posizione pubblica chiara: la protezione dei civili deve essere la priorità, e l'accesso umanitario senza ostacoli è un obbligo ai sensi del diritto internazionale umanitario.

Come aiutare

Puoi sostenere il lavoro di Medici del Mondo in Libano e nelle crisi del Medio Oriente con una donazione. Ogni contributo finanzia la presenza diretta sul campo: assistenza sanitaria, supporto psicologico, farmaci, orientamento ai servizi per le persone più vulnerabili.