08.10.2026 Striscia di Gaza News

Tre anni di genocidio a Gaza: il nostro nuovo report

Tre anni dopo l’inizio del genocidio a Gaza e a quasi un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, l’emergenza umanitaria continua. I dati del nostro nuovo report.

A tre anni dall’inizio del genocidio a Gaza e a quasi un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, la popolazione palestinese continua a vivere una crisi umanitaria e sanitaria senza precedenti.

Il nostro nuovo report racconta il progressivo deterioramento delle condizioni di vita, della salute fisica e del benessere psicologico di oltre due milioni di persone.

Mentre le violazioni del cessate il fuoco proseguono e l’ingresso degli aiuti umanitari rimane fortemente limitato, i nostri team assistono quotidianamente alle conseguenze di una violenza meno visibile ma altrettanto devastante: quella che priva la popolazione delle condizioni essenziali per prevenire le malattie, accedere alle cure e ricostruire la propria vita.

Il genocidio a Gaza

Negli ultimi tre anni, gli sfollamenti forzati e le restrizioni all’assistenza umanitaria hanno compromesso profondamente la salute della popolazione.

Secondo i dati del nostro report, il 97% delle famiglie intervistate ha subito almeno uno sfollamento dall’ottobre 2023 e quasi la metà è stata costretta a trasferirsi tra cinque e dieci volte. Questa instabilità costante obbliga migliaia di persone a vivere in condizioni estremamente precarie, ostacolando al tempo stesso l’accesso ai servizi sanitari.

Il 93% delle persone intervistate vive infatti in rifugi insalubri e potenzialmente dannosi per la salute. La carenza di acqua sicura, servizi igienici adeguati e condizioni igieniche minime favorisce la diffusione di diarrea, infezioni respiratorie e malattie della pelle, soprattutto tra bambini e persone più vulnerabili.

L’accesso alle cure resta gravemente compromesso

Alla diffusione delle malattie si aggiunge la crescente difficoltà di ricevere assistenza sanitaria.

Il 42% delle persone intervistate dichiara di non aver potuto accedere alle cure nei tre mesi precedenti. La chiusura di numerose strutture sanitarie, lo sfollamento del personale medico e la carenza di farmaci continuano a indebolire un sistema sanitario già fortemente colpito dal conflitto.

In questo contesto, patologie che potrebbero essere prevenute o trattate nelle fasi iniziali rischiano di aggravarsi rapidamente, con conseguenze sempre più serie sulla salute della popolazione.

Bambini e donne in gravidanza tra i più colpiti

I dati raccolti evidenziano un impatto particolarmente grave sui bambini e sulle donne in gravidanza o in allattamento.

  • L’84% dei bambini sotto i cinque anni si è ammalato negli ultimi tre mesi. Le patologie più diffuse sono diarrea, febbre, problemi respiratori e malattie della pelle, tutte condizioni che potrebbero essere in larga misura prevenute attraverso servizi di assistenza sanitaria primaria adeguati.
  • Il 93% delle donne in gravidanza e in allattamento presenta sintomi di anemia, principalmente legati alla malnutrizione, mentre soltanto il 17% riesce a seguire una dieta sufficientemente varia da soddisfare il proprio fabbisogno nutrizionale.

Da gennaio 2026, i nostri team hanno trattato per malnutrizione 458 bambini e bambine e 1.533 donne in gravidanza e in allattamento.

Un’emergenza crescente per la salute mentale

Accanto ai bisogni sanitari e nutrizionali, continua ad aggravarsi anche la crisi della salute mentale.

Secondo il report, il numero di persone che necessitano di assistenza psicologica e supporto psicosociale è più che raddoppiato rispetto al periodo precedente alla guerra, passando da circa 485.000 persone a oltre un milione nel 2025.

Le conseguenze del conflitto, dell’incertezza e delle continue difficoltà emergono chiaramente anche dalle testimonianze raccolte sul campo.

“I miei figli sono cambiati. Hanno più paura, si preoccupano per il cibo e non si sentono al sicuro. Contano ogni boccone e hanno iniziato a calcolare quanto pane possiamo mangiare ogni giorno. Hanno perso la sensazione che domani tutto tornerà alla normalità. Anche io sento di essere cambiata. Prima pensavo alla scuola, alla famiglia e al futuro. Ora la maggior parte dei miei pensieri riguarda la ricerca di cibo, acqua e un riparo, la sicurezza dei miei figli e l’incertezza del loro futuro”, ci racconta una nostra paziente.

Il nostro appello

Il persistere di queste condizioni umanitarie e sanitarie rappresenta un elemento centrale della continua distruzione della popolazione palestinese.

Chiediamo alla comunità internazionale e agli Stati di garantire un cessate il fuoco effettivo, porre fine agli attacchi contro la popolazione civile e assicurare la sua protezione. Allo stesso tempo, sollecitiamo la rimozione immediata degli ostacoli all’ingresso degli aiuti umanitari affinché la popolazione possa accedere senza restrizioni a cibo, acqua, cure e farmaci.

È inoltre necessario sostenere il ripristino dei servizi essenziali a Gaza sotto la guida della stessa popolazione palestinese, affinché le persone possano tornare a vivere in condizioni dignitose e costruire il proprio futuro.

Il nostro impegno a Gaza e in Cisgiordania

A Gaza, forniamo assistenza sanitaria primaria attraverso diversi centri sanitari, offrendo visite mediche generali, supporto alla salute mentale, assistenza per la salute sessuale e riproduttiva, vaccinazioni e sostegno nutrizionale.

In Cisgiordania, da Ramallah a Jenin, sosteniamo la riabilitazione delle strutture sanitarie locali, forniamo farmaci e attrezzature mediche e gestiamo unità sanitarie mobili per rispondere ai bisogni della popolazione, con particolare attenzione alla salute mentale e alla preparazione alle emergenze.

Negli ultimi tre anni, documentiamo gli effetti del genocidio e del blocco umanitario sulla salute della popolazione palestinese, compreso l’impatto della malnutrizione e delle limitazioni nell’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva.