22.09.2026 News Salute sessuale e riproduttiva

Abbattere le barriere: nasce il Fondo Aborto

Ancora troppe persone non riescono ad accedere all’IVG a causa di barriere burocratiche ed economiche. Per superarle abbiamo creato il Fondo Aborto.

L'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è un diritto garantito dalla legge 194 del 1978 ed è inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza. Eppure, in Italia, ci sono ancora persone che, per poter accedere all'aborto libero, sicuro e gratuito, devono superare ostacoli economici, burocratici e linguistici.

Per questo, in occasione della Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro del 28 settembre, lanciamo un fondo dedicato le persone che desiderano interrompere una gravidanza ma incontrano barriere, che impediscono loro di accedere gratuitamente ai servizi sanitari previsti dalla legge, come raccontano le storie delle persone abbiamo incontrato.

Il Fondo fa parte di un ampio programma che portiamo avanti in difesa della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, che comprende laboratori di educazione sessuale e affettiva, servizi di orientamento e una Helpline raggiungibile da tutta Italia.

Il Fondo Aborto

Nonostante la Legge 194, ci sono casi in cui il diritto all’aborto non può essere esercitato gratuitamente. Può accadere per una tessera sanitaria scaduta, una lingua che non si conosce, l'impossibilità di sostenere i costi di spostamento.

Per rendere questo diritto concretamente esercitabile, abbiamo creato un fondo per chi desidera interrompere una gravidanza ma incontra delle barriere. Un sostegno economico per coprire le spese per i trasporti, le procedure mediche o l'iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale per le persone straniere.

“Da diversi anni ormai documentiamo come in Italia l'accesso all'aborto sia sempre più ostacolato da barriere burocratiche, organizzative e politiche. Ogni storia che accompagniamo racconta lo stesso paradosso: il diritto esiste sulla carta, ma si ferma davanti a una residenza persa, a una tessera sanitaria scaduta, a una barriera linguistica, alla mancanza di denaro. E quando un diritto dipende dal reddito o dalla burocrazia smette di essere universale. Il fondo, come la Help Line e la nostra presenza sul territorio, non nascono per sostituire il Servizio Sanitario Nazionale, ma per evitare che persone già in condizioni di vulnerabilità restino escluse da un diritto fondamentale. Continueremo a denunciare queste disuguaglianze, ma anche a costruire strumenti concreti perché nessuna persona sia lasciata sola”, spiega Eva Pinna, Coordinatrice medica di Medici del Mondo Italia.

Le storie

Dietro le persone che sosteniamo ci sono storie di un diritto all’aborto negato, ostacolato da barriere economiche e burocratiche.

Una donna italiana ha scoperto di essere incinta dopo che l'ex compagno le aveva revocato la residenza. Senza residenza, ha perso anche l'accesso al Servizio Sanitario Nazionale. In ospedale le hanno chiesto 1.100 euro per l'intervento. Ormai alla decima settimana di gravidanza, è riuscita ad accedere all'IVG grazie al sostegno economico del progetto.

C'è poi la storia di una giovane ucraina residente in Polonia, arrivata in Italia per interrompere una gravidanza. Una volta qui, ha scoperto che avrebbe dovuto attendere 90 giorni dalla scadenza del visto turistico con cui era entrata nel Paese per ottenere il codice STP necessario ad accedere gratuitamente all'IVG. Un'attesa troppo lunga: l'unica alternativa era sostenere il costo dell'aborto farmacologico, che abbiamo coperto grazie al Fondo.

Dal Marocco arrivano invece tre storie diverse, accomunate dagli stessi ostacoli burocratici. Una studentessa iscritta a un'università italiana non poteva accedere gratuitamente all'IVG perché, in quanto cittadina extra UE con visto per studio, non aveva diritto al codice STP e non era iscritta al Servizio Sanitario Nazionale. Quando si è rivolta a noi, le era stato detto che non avrebbe potuto abortire. Grazie all'attivazione della rete territoriale nella città in cui vive e al pagamento dell'iscrizione volontaria al SSN, è riuscita ad accedere al percorso di cura.

Un'altra donna si è trovata con il permesso di soggiorno rinnovato ma la tessera sanitaria scaduta. L'appuntamento per riattivarla era fissato oltre un mese dopo, troppo tardi per rispettare i tempi previsti per l'IVG. Grazie al nostro intervento, la tessera è stata riattivata nella stessa giornata, permettendole di accedere tempestivamente all'intervento.

A una giovane donna, infine, era stato negato l'accesso all'IVG proprio a causa della tessera sanitaria scaduta. L'abbiamo accompagnata nel rinnovo della documentazione e lungo tutto il percorso sanitario. In ospedale nessuno parlava una lingua per lei comprensibile: traduceva autonomamente, firmava documenti senza conoscerne il contenuto e non aveva ricevuto informazioni sulle diverse modalità di IVG né sulle cure successive. Durante la visita ginecologica le è stato persino proposto un colloquio con un Centro di Aiuto alla Vita. Solo grazie a un accompagnamento linguistico, informativo e operativo costante è riuscita a completare il percorso di aborto farmacologico.

C'è infine la storia di una donna russa che, nonostante avesse già rinnovato il permesso di soggiorno, si è ritrovata con la tessera sanitaria non ancora aggiornata. Prima di contattarci si era rivolta all'ospedale della sua città, dove le avevano comunicato che, senza una tessera valida, avrebbe dovuto pagare 1.300 euro per interrompere la gravidanza. L'abbiamo supportata nella riattivazione della tessera sanitaria, avvenuta nel giro di pochi giorni, consentendole così di accedere all'IVG attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.

Il programma di salute e diritti sessuali e riproduttivi

Ma il Fondo non è l’unico strumento con cui difendiamo la salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Portiamo avanti laboratori di educazione sessuale e affettiva nelle scuole e nelle università e, attraverso la clinica mobile e gli spazi di incontro, offriamo consulenze nella città di Milano

Da settembre sono inoltre attivi due spazi di ascolto dedicati all'orientamento sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, che ospiteranno anche incontri di gruppo: presso Mosso, ogni terzo martedì del mese dalle 16.00 alle 18.00, e presso il Centro Milano Donna 2, il primo martedì del mese dalle 15.00 alle 18.00.

Per chi invece non riusciamo a raggiungere di persona, c’è la Helpline: uno spazio online accessibile da tutta Italia, dove chiunque può contattarci per ricevere informazioni, chiarire dubbi o fare domande sulla salute sessuale. 

Infine, continuiamo a documentare e denunciare gli ostacoli all’accesso all’aborto in Italia: scopri i report.