07.10.2026 Salute sessuale e riproduttiva

Come accedere all'IVG in Italia: percorso sicuro, diritti e servizi

Come abortire in sicurezza in Italia: a chi rivolgersi, tempi previsti dalla legge 194, cosa fare se incontri ostacoli. Una guida chiara e verificata.

Scoprire una gravidanza indesiderata e non sapere a chi rivolgersi è una delle situazioni in cui la disinformazione fa più danno. In Italia l'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto garantito dalla legge 194 del 1978 e inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza, ma il percorso per accedervi non è sempre chiaro, e le informazioni che si trovano cercando online sono spesso incomplete o fuorvianti. Questa guida spiega cosa fare, a chi rivolgersi e quali sono i tempi previsti dalla legge, con un'attenzione particolare a cosa fare se il percorso incontra ostacoli.

Prima cosa: sicurezza e legalità

In Italia l'IVG viene effettuata esclusivamente all'interno del servizio sanitario pubblico. L'IVG è legale in Italia entro i primi 90 giorni di gravidanza per motivi di salute fisica o psichica, condizioni economiche, sociali o familiari, o quando ci sono previsioni di anomalie del feto. Oltre questo termine è possibile solo in presenza di grave pericolo per la vita della persona incinta o di rilevanti anomalie del feto, accertati dal personale medico.

Attenzione a non confondere pillola del giorno dopo e aborto farmacologico

Sono due cose diverse. La pillola del giorno dopo è un contraccettivo d'emergenza: riduce il rischio di una gravidanza la gravidanza se assunta entro 72 ore da un rapporto a rischio, ma non ha alcun effetto se la gravidanza è già in corso. L'aborto farmacologico, con mifepristone o misoprololo , interrompe una gravidanza già avviata e richiede un percorso medico specifico all'interno del servizio sanitario. Confondere le due cose porta a decisioni sbagliate nei tempi sbagliati.

A chi rivolgerti: consultori e strutture

Il medico di fiducia serve per il primo passaggio per il rilascio del documento. Da lì, i punti di accesso sono: 

  • il consultorio pubblico
  • un ospedale con servizio di IVG

Il consultorio è spesso la scelta più rapida e meno esposta a obiezione di coscienza, perché la percentuale di personale obiettore che vi lavora è generalmente più bassa rispetto agli ospedali. Ogni struttura ha tempi e modalità diverse, e non tutte offrono lo stesso livello di informazione su disponibilità e attese. Per orientarti sulle strutture attive nella tua zona, guarda la mappa dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblicata sul sito di Epicentro.

Quali passaggi aspettarsi

Il primo passaggio è l'incontro con un/una medico/a del consultorio, della struttura ospedaliera o con il/la proprio medico/a di fiducia che valuta la richiesta e rilascia un documento per il quale serve un test di gravidanza anche eseguito a casa che attesta lo stato di gravidanza l'intenzione di accedere all'IVG. Se se il/la medico/a valuta che non ci sia urgenza, purtroppo la legge in Italia prevede un'attesa obbligatoria di sette giorni prima di poter procedere: riguarda la maggioranza dei casi, dato che nel 2022 il 74,3% delle IVG in Italia sono state classificate come non urgenti.

Sui tempi legali per accedere alla procedura ci sono limiti precisi da conoscere. Entro i primi 90 giorni si applica la procedura ordinaria dell'articolo 4. Per il metodo farmacologico, le linee guida italiane consentono l'accesso fino alla nona settimana di gestazione (63 giorni), un termine più stretto rispetto a quanto raccomandato dall'OMS che indica 12 settimane come periodo in cui è sicuro l'utilizzo del farmacologico in autonomia al domicilio. Oltre i 90 giorni, l'interruzione è possibile solo per grave pericolo di vita o anomalie rilevanti del feto, secondo l'articolo 6.

Per le persone minorenni è richiesto l'assenso di chi esercita la potestà genitoriale. Se questo assenso viene rifiutato, non può essere ottenuto o ci sono motivi per non richiederlo, è possibile rivolgersi al giudice tutelare, che può autorizzare la procedura.

Sulla privacy, la richiesta è personale: nessuno può obbligarti a condividere questa decisione, e il personale sanitario è tenuto alla riservatezza.

Opzioni di IVG: cosa cambia nel percorso

Esistono due metodi principali. Quello farmacologico, con mifepristone e misoprostolo, prevede l'assunzione dei farmaci in realtà il Day Hospital è per il chirugico. Il farmacologico prevede l'assunzione in ambiente ospedaliero o consultorio. Da specificare che nel Lazio e in Emilia-Romagna è già possibile, come previsto dalle Linee di indirizzo ministeriale del 2020, la somministrazione della seconda pillola (misoprostolo) a casa in autonomia

 Quello chirurgico si svolge in ambito ospedaliero si svolge in ambito ospedaliero in Day Hospital e prevede l'aspirazione del contenuto dell'utero con anestesia o sedazione.

La scelta tra i due dipende dalla preferenza della persona, dalla settimana di gestazione, dalle condizioni di salute, dalla disponibilità del metodo farmacologico nella struttura scelta, che in alcune regioni resta ancora poco diffuso. Per approfondire il funzionamento del mifepristone nel dettaglio, la guida dedicata spiega il farmaco in modo specifico.

Se incontri ostacoli: cosa puoi fare

In Italia uno degli ostacoli è rappresentato dall'elevata percentuale di obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche, la situazione varia molto da regione a regione. Secondo l'ultima relazione del Ministero della Salute presentata nel 2026 con dati del 2023, si dichiara obiettore il 57,1% dei ginecologi e delle ginecologhe a livello nazionale, con punte del 91,7% in Molise e dell'78,6% in Sicilia, contro il 25% della Valle d'Aosta. Chi incontra un rifiuto non motivato, tempi di attesa ingiustificati o informazioni scorrette ha diritto a cercare un'alternativa: altri consultori, altre strutture, altri professionisti. La persona potrebbe anche rivolgersi alle associazioni per segnalare la situazione. Nessuna persona è obbligata ad accettare la prima risposta se non è coerente con quanto previsto dalla legge.

L'obiezione di coscienza in base alla Legge 194 non può esistere l'obiezione di struttura, ossia di un ospedale o un consultorio non può rifiutarsi collettivamente di garantire l'IVG: la legge impone alle Regioni di assicurare il servizio, anche attraverso la mobilità del personale tra strutture. Inoltre, l'obiezione non può mai essere invocata quando l'intervento del/della medico/a è indispensabile per salvare la vita della persona in pericolo imminente.

Se il percorso si complica, chiedere supporto a un'associazione che si occupa di accesso all'aborto, oltre che al consultorio stesso, può aiutare a orientarsi più rapidamente verso una soluzione praticabile.